Perfettamente consci che quel mix di droghe aveva reso incosciente quanto indifesa la giovane Desireé Mariottini e indifferenti al tal punto da essere "cinici e malevoli" da approfittare di lei e poi fregarsene perché quel tugurio, luogo di spaccio e perdizione era più importante della vita della povera Desy. Otto mesi dopo la sentenza e a distanza di tre anni e mezzo da quella tragica notte, sono state rese note le motivazioni della prima corte d'Assise di Roma che hanno portato alla condanna all'ergastolo - per la morte della 16enne di Cisterna - Mamadou Gara e Yussef Salia, a 27 anni Alinno China e a 24 anni e sei mesi Brian Minthe. Un processo che ha visto come avvocati delle parti civili: Maria Teresa Ciotti, Oreste Palmieri, Maria Concetta Belli, Claudia Sorrenti, Enrico Maggiore, Rodolfo Murra, Felicia D'Amico, Alfredo Galasso e Stefania Orecchio.


Il 9 luglio dopo diverse ore di camera di consiglio, i giudici avevano sentenziato la condanna oggi motivata in 281 pagine nella quale si ripercorrono tutti i fatti agghiaccianti accaduti in via dei Lucani la notte del 19 ottobre 2018. «Non si trattò solo della cinica e malevola volontà di non salvare la giovane dall'intossicazione - scrivono i giudici - di cui loro stessi erano stati autori e di impedire le indagini delle violenze da lei subite, ma in forma più estesa, di conservare la propria casa e le proprie fonti di reddito, oltre ad un tranquillo e sostanzialmente indisturbato luogo di consumo degli stupefacenti, che rendeva eccezionale e noto quel rifugio». Una condotta di chi frequentava quel tugurio ben chiara tracciata dai giudici: «chi non ha partecipato, o non vi è prova abbia partecipato alla somministrazione delle sostanze tossiche che indussero allo stato comatoso della ragazza, ben può essere chiamato a rispondere dell'evento morte laddove le condizioni di fatto fossero risultate tali da imporre e pretendere anche da parte sua un dovere di protezione e di impedimento delle conseguenze di danno per il bene della vita di Desireé». I quattro erano perfettamente consci perché sapevano dello stato della minorenne: «gli imputati sapevano perfettamente che la ragazza poco prima aveva bevuto molto metadone e aveva fumato crack. Gli imputati hanno mostrato un cinico assoluto disinteresse rispetto al progressivo decadimento delle sue funzioni vitali». Uno stato quasi comatoso che forse le ha evitato di comprendere fino in fondo cosa le stava accadendo, ma le ha anche permesso di resistere alle violenze terribili dei suoi aguzzini: «una condizione di totale obnubilamento, associata all'effetto analgesico, sedativo ed antidolorifico secondario che il mix di sostanze le provocò spiegano come la giovane abbia potuto resistere ad una tale forma di dolorosissima violenza, senza alcuna reazione apparente e senza neppure sottrarvisi: tanto più che si trattava della prima esperienza sessuale completa».