È arrivata nella giornata di ieri la decisione del Tribunale del Riesame rispetto ai ricorsi che sono stati presentati dai difensori di Giada Gervasi, Sandro Dapit, Alessandro Rossi e Paolo Cassola, indagati a vario titolo nell'ambito dell'inchiesta denominata "Dune".

Per quanto riguarda la posizione dell'ex direttore del Parco nazionale del Circeo, che era chiamato a rispondere della presunta turbativa del procedimento della scelta del contraente per alcuni interventi nell'ambito delle progettualità "Parchi per il Clima", il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Luca Giudetti, Barbara De Angelis e Luigi Giuliano. L'ordinanza di custodia cautelare che applicava la misura dei domiciliari nei confronti di Paolo Cassola è stata quindi annullata.

Invece, per l'ex primo cittadino di Sabaudia Giada Gervasi e per l'ex consigliere comunale Sandro Dapit, rispettivamente assistiti dagli avvocati Giovanni Lauretti e Maurizio Forte, il Tribunale del Riesame ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in relazione ad alcuni dei reati che sono stati ipotizzati dalla Procura. In particolar modo, un capo inerente a un presunto episodio di corruzione relativo a degli appalti che per i magistrati sarebbero stati artificiosamente frazionati, nonché un capo – sia per Gervasi che per Dapit – relativo a una presunta turbata scelta del contraente e un altro episodio, questo solo per Dapit, inerente alla medesima ipotesi di reato. Confermate però le misure cautelari, ossia gli arresti domiciliari, che erano state disposte dal giudice per le indagini preliminari con l'ordinanza eseguita dai carabinieri all'incirca un mese fa. Conferma della misura cautelare anche nei confronti di Alessandro Rossi, comandante dei carabinieri forestali di Sabaudia, assistito dall'avvocato Guido Calisi; nei suoi confronti, il gip aveva disposto il divieto di dimora.

Le motivazioni alla base delle decisioni del Tribunale del Riesame verranno depositate entro 45 giorni. Dopodiché sia i difensori degli indagati che la Procura potranno eventualmente presentare ricorso in Cassazione. Intanto, sul fronte investigativo l'attività procede anche alla luce della proroga delle indagini per sei mesi richiesta e ottenuta dai magistrati.