Violenze continuate per anni sulle figlie minorenni: un'accusa terribile quella mossa a un pastore della chiesa evangelica, originario del Cassinate ma vissuto per anni a Ponza e poi in Molise. Prima della sua partenza improvvisa per Londra, poi per la Scozia.
Ieri è stata emessa la condanna a carico dell'uomo, un cinquantenne, dal Gup del tribunale di Cassino a seguito di un'udienza con rito abbreviato. Sei anni di carcere con l'accusa di aver abusato per dieci anni di due delle sue tre figlie, abusi che sarebbero iniziati nel 2009. Il pm, il sostituto procuratore Marina Marra, aveva chiesto una condanna ad otto anni di reclusione.
Secondo quanto emerso dalle indagini partite a seguito della denuncia di una delle vittime diventata intanto maggiorenne, l'uomo avrebbe abusato per anni di entrambe le figlie minorenni. Avrebbe piazzato pure telecamere in bagno per "spiarle".

 
Quando la ragazza si è staccata dal nucleo familiare e con il supporto di uno psicologo e di un altro pastore della chiesa evangelica ha raccontato tutto, l'uomo è volato a Londra, poi a Edimburgo. Il cinquantenne era stato arrestato dalla polizia scozzese in collaborazione con lo Scip (il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia). Dopo l'estradizione è stato trasferito nel carcere di Rebibbia. È difeso dall'avvocato Antonio D'Alessandro. La procura di Cassino gli ha contestato i reati di violenza sessuale aggravata (dal vincolo genitoriale) e maltrattamenti in famiglia al termine di indagini svolte dal Commissariato della città martire.


Gli abusi sarebbero iniziati nel 2009 e sarebbero continuati con cadenza quasi quotidiana fino al 2019, un vero e proprio dramma di cui la famiglia sarebbe stata a conoscenza senza però aver avuto il coraggio di denunciare o chiedere aiuto. La famiglia all'epoca viveva nel Cassinate. Un'esistenza particolarmente difficile quella vissuta dalle ragazze, una delle quali appena diventata maggiorenne non ha esitato a chiedere aiuto per uscire da quel terribile e doloroso tunnel.