Alcuni indagati hanno risposto, altri sono invece rimasti in silenzio di fronte alle contestazioni del gip Giorgia Castriota dell'inchiesta «Pubblicani» portata a termine nei giorni scorsi dai Carabinieri. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Alessandro Artusa, difeso dagli avvocati Maurizio Forte e Pasquale Cardillo Cupo. Ha rilasciato però spontanee dichiarazioni sostenendo di non conoscere le parti offese e professandosi innocente. Si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è rimasto in silenzio davanti al gip anche un altro indagato: Giuseppino Pes, assistito dall'avvocato Valerio Meglio. Le audizioni si sono svolte davanti al pubblico ministero Martina Taglione, titolare dell'inchiesta insieme al collega Andrea D'Angeli. Ha risposto alle domande e ha negato le accuse Pietro Finocchiaro, 41 anni, anche lui destinatario della misura restrittiva. I fatti contestati sono avvenuti quando era agli arresti domiciliari e deve rispondere dell'accusa di concorso in tentata estorsione e di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso dell'interrogatorio, si è professato innocente negando ogni addebito relativo agli episodi di spaccio. Si è avvalso della facoltà di non rispondere infine Adriano Sarrubi, difeso dall'avvocato Leonardo Palombi.

Erano stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Latina, diretti dal maggiore Antonio De Lise, ad indagare e a ricostruire le modalità di alcuni pestaggi, tra cui quello nei confronti di un acquirente di droga, picchiato violentemente. Nel provvedimento restrittivo il giudice ha osservato che sia Pes che Finocchiaro hanno realizzato le condotte contestate mentre si trovavano agli arresti domiciliari e all'affidamento in prova. Le esigenze cautelari, ha messo in luce il gip, nelle modalità del pestaggio sono allarmanti. Il giudice ha ripercorso anche un altro episodio che vede protagonista Amine Harrada che sottrae il telefono cellulare alla parte offesa per assicurarsi che non potesse chiamare aiuto e poi sferra calci e pugni fino a quando non ha infranto i vetri dell'auto del destinatario dell'intimidazione con un bastone sfollagente. Questo episodio si è consumato in una stazione di servizio tra Latina e Aprilia.

«Senza il minimo timore che potesse essere visto da qualche passante - ha sostenuto il giudice - ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Tutto questo appare indicativo della sua più assoluta spregiudicatezza criminale». Saranno infine ascoltati per rogatoria tra la Spagna e la Calabria oltre Amine Harrada anche Gianluca Pezzano. A vario titolo i reati ipotizzati sono anche lesioni, rapina e detenzione di armi. In una circostanza una delle vittime, un acquirente di droga che aveva un debito, era stata minacciata con un coltello alla gola e una pistola alla testa. Non essendo state presentate delle denunce si sono rivelate determinanti le intercettazioni telefoniche e ambientali. «Il fatto ritenuto indicativo sulla ferocia del gruppo è quello che vede per protagonisti Giuseppino Pes, Roberto Ciarelli e Alessandro Artusa, ovvero uno dei due gruppi ai quali si era rivolto Gianluca Pezzano», è la conclusione del magistrato.