E' già il secondo caso del genere. E il modus operandi del presunto raggiro è simile. Prima dalla farmacia la richiesta di inviare le mascherine con urgenza a causa della pandemia, poi la risposta immediata dell'azienda che doveva spedire i dispositivi di sicurezza: «serve pagare in anticipo» e infine la beffa che in questo caso ammonta a ottomila euro. E' quello che è successo e vede come parte offesa una farmacia del capoluogo pontino che nel primo periodo di grandissima difficoltà per il Covid aveva ordinato le mascherine ad una società.

Nonostante il pagamento anticipato, da Roma - dove aveva sede l'azienda che doveva spedire la merce - non è arrivato niente e nonostante le richieste e i solleciti, non sono pervenute anche risposte concrete se non frasi di circostanza. «Adesso risolviamo, deve avere pazienza, aspetti qualche giorno». E invece i giorni sono trascorsi e alla fine anche le settimane Morale: niente. I titolari dell'esercizio commerciale, assistiti dall'avvocato Oliviero Sezzi, a quel punto hanno deciso di chiedere alla Procura l'esercizio dell'azione penale e hanno presentato una denuncia-querela, l'inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Daria Monsurrò e in un secondo momento per competenza territoriale è finita alla Procura di Roma. Intanto il Tribunale di Latina ha emesso un decreto ingiuntivo in merito a questa vicenda tutta da chiarire che presenta analogie con una altra inchiesta finita davanti al gip. In questo caso la truffa con le mascherine in un primo momento era stata archiviata.

Un altro farmacista pontino infatti aveva versato la somma di seimila euro con un bonifico e dopo la denuncia per truffa, a margine delle indagini, il pubblico ministero Simona Gentile aveva puntato sull'archiviazione sostenendo che non vi fossero i presupposti per esercitare l'azione penale e che la questione era una materia civilistica.

Il farmacista - una volta che ha ricevuto la notifica - ha presentato una opposizione all'archiviazione. Una volta che si concluderà l'udienza davanti al gip, il magistrato deciderà se disporre nuovi accertamenti, archiviare oppure puntare sull'imputazione coatta. Le indagini erano scattate a seguito della denuncia presentata nel marzo del 2020 durante il primo periodo della pandemia. A quel tempo le mascherine erano arrivate a costare anche 12 euro l'una, una cifra molto alta perchè all'epoca non si trovavano più e c'era una grandissima richiesta.

In quella circostanza era stata l'azienda di Roma a proporsi per la fornitura garantendo dei tempi di consegna veloci ma anche in quel caso il pagamento era anticipato. «Stia tranquillo e non si preoccupi, questione di giorni e sicuramente arriverà tutto». E invece zero assoluto. Su questo episodio è stata impugnata l'archiviazione e deve decidere il giudice del Tribunale. Adesso ecco un nuovo caso su cui sono in corso accertamenti.