Dalla Corte di Cassazione dove era stato presentato ricorso dopo il sequestro nel 2018 di uno stampo, confermato dal Riesame, la partita sul brevetto conteso per il calcio balilla è entrata nel vivo e si sta giocando in Tribunale a Latina.
Il nodo cruciale è uno: i tre imputati hanno usurpato oppure no un brevetto per uno dei giochi più apprezzati e conosciuti al mondo?
I fatti contestati oggetto del dibattimento affondano le radici nel 2015 e si sono sviluppati nel capoluogo pontino. Sul banco degli imputati ci sono tre persone di 40, 35 e 69 anni, originarie di vicino Latina.
Sono i presunti responsabili del reato di usurpazione dei titoli di proprietà industriale. La parte offesa è un imprenditore ligure, assistito dall'avvocato Caterina Nacci Felli. Quando l'uomo ha presentato la denuncia ha sostenuto che gli imputati, «nonostante la revoca formalizzata della licenza, concessagli per sfruttare il brevetto per sponde da usare ai tavoli di calcio balilla, continuavano a realizzare dei manufatti identici con il brevetto di cui lui era il titolare». L'inchiesta era scattata a seguito di una denuncia ed era iniziato un braccio di ferro fino alla Suprema Corte. Nel corso dell'ultima udienza che si è svolta nei giorni scorsi dal giudice Elena Nadile, si è rivelata importante la deposizione di un testimone arrivato dalla Germania che ha confermato una circostanza e cioè che il brevetto e le relative migliorie sono state eseguite insieme alla parte offesa. Il processo è stato rinviato al 19 gennaio quando saranno ascoltati altri testimoni. Le indagini coordinate dal pm Claudio De Lazzaro e i fatti contestati sono avvenuti tra il 10 dicembre del 2015 e il gennaio del 2017. L'imprenditore aveva ribadito che nonostante la revoca della licenza relativa al brevetto, i tre imputati non si erano fermati ed erano andati avanti nella produzione.