Sezze il paese dell'Acqua, chiude tutte le sue fontane pubbliche. Sono serrate a doppia mandata le fontane storiche di Sezze, ma pure le fontanelle che fino a qualche tempo fa servivano per dissetare i viandanti.
«Abbiamo chiesto che venisse riparata quella di Porta Sant'Andrea - spiegano alcuni cittadini - ma Acqualatina ha pensato bene di non rimettere un rubinetto, che costa due euro». Oltre ad essere una delle più antiche fontanelle di Sezze è pure dinanzi al capolinea dei bus. Così, se una persona avesse un'urgenza, lavarsi le mani o bere un sorso di acqua fresca, riempire una bottiglia di acqua fresca, non potrà farlo: a Sezze è proibito, poiché la maggior parte delle fontane è chiusa. Ne restano attive due: una di fronte ad un bar vicino la scuola, di fronte la farmacia. Niente da fare invece per quella di Porta Sant'Andrea. «Possibile che nessuno se ne sia accorto?», si chiedono stupite le persone più anziane, abituate a bere alla fontanella e magari sedersi un po' al sole per vedere gente andare e venire dinanzi alla porta d'accesso al centro storico.
«Fosse solo questo non sarebbe nulla - commenta sconsolato qualche anziano signore dai capelli bianchi - Nella città che disseta metà della pianura pontina, da San Felice a Latina, grazie ai dodici pozzi delle Sardellane, non vi è una fontana storica che lanci zampilli in memoria di ciò che fu: la storica fontana di Ferro di Cavallo da un anno è ricettacolo di immondizia. E' stata chiusa? Perché».
A Sezze, in estate come in inverno, l'acqua ha sempre avuto un posto d'onore: basta ricordare la bella fontana di Ferro di Cavallo oggi abbattuta. «Dava fastidio alla nuova visione urbanistica setina quella che cercò di mettere un parcheggio pure sotto il vecchio Parco della Rimembranza». Così l'acqua di Sezze, assieme alle sue fontane, da simbolo di vita - utilizzato in tutte le Culture del Mediterraneo - per l'arredo urbano, dall'800 in poi, viene cancellata dalla narrativa urbanistica del paese delle Sardellane, per assenza di un piano di pregio che identifichi nelle fonti, un progetto di riqualificazione urbana assieme a quello del tessuto di vie e vicoli del paese.
Però c'è un'altra fontana che sfiora il ridicolo: quella della Macchia, nel giardino dei Cappuccini, lì l'acqua è un antico ricordo, così come lo è per la fontana storica all'interno del Monumento ai Caduti. «Dopo un restyling che definire osceno, è poco - sentenzia un tecnico - pitturata di azzurro mare, ora ospita piante di dubbia appartenenza in relazione alle peculiarità del luogo».
Ma chi ricorda come sotto la seconda consiliatura di Andrea Campoli, la Spl spa, dichiarò di aver speso 20 mila euro per inserire un sistema di riciclo, per risparmiare un tantino, su tutta questa acqua pubblica pagata 100 volte il suo valore, vedendola trasformata in vaso con fontana secca, pensa: quante occasioni perse.