Dopo dieci anni di sostanziale silenzio e negazionismo sull'occupazione abusiva di una parte della palazzina di proprietà dell'Enel, arriva questa settimana lo sgombero di quella che, a ragion veduta, viene definita la storica sede di Casapound di Latina. Non è mai passata inosservata perché da quel numero civico, all'ingresso del quartiere Nicolosi, sono partite numerosissime iniziative politiche, talvolta anche elettorali. Solo che nessuno, o quasi, si è mai preoccupato del contratto sottostante, che infatti non c'era. E adesso, dopo tre riunioni in sequenza delle forze dell'ordine, ci sarà la ripresa di possesso del proprietario dello stabile, cioè l'Enel. L'ultimo rinvio dello sgombero, che dovrebbe avvenire in modo pacifico, c'è stato due settimane fa. Era tutto pronto ma, in extremis, la procedura volta a «liberare» l'immobile era stata aggiornata a data da destinarsi. La motivazione ufficiale è la proroga concessa dal Tribunale, adito con un ricorso per sfratto, e finalizzata a dare agli occupanti il tempo di trovare un'altra sede. In realtà da circa un anno il movimento non utilizza più i locali di viale XVIII Dicembre proprio perché già da tempo era chiara l'impossibilità di continuare a stare lì, vista la procedura di sfratto in essere. Tuttavia sussiste, anche se non è mai stato ufficializzato, il timore che lo sgombero formale e la riconsegna delle chiavi all'Enel non avvenga in modo completamente pacifico poiché il Movimento potrebbe riunire a Latina un gruppo di sostenitori contrari in generale agli sfratti di Casapound. Vi sono infatti anche altre sedi a Roma occupate senza titolo legale dalla medesima associazione e va avanti da tempo un braccio di ferro con le istituzioni per liberare gli immobili.