Come fosse la periferia dell'mpero, il clan Moccia utilizzava Latina quale sede d'appoggio per una delle (molte) società schermo che la Dda di Napoli ritiene fossero usate per l'autoriciclaggio. E' quanto si legge nella lunga ordinanza del gip Maria Luisa Miranda che ha portato all'esecuzione, ieri mattina, di 57 arresti e al sequestro di beni per 150 milioni di euro. Tra questi anche la società Industrie Proteine Laziali Group con sede legale centrale a Latina in via Monti e due filiali, una a Patrica, l'altra a Stanghella (Padova), a dimostrazione dell'operatività in ambito nazionale del sodalizio riferito in primis ad Antonio Moccia, uno capace di acquistare una Ferrari 458 senza lasciare traccia, tanto che nemmeno la Finanza è riuscita a trovare la targa dell'auto. La famiglia Moccia è storicamente legata alla provincia di Latina, soprattutto al sud pontino. Questa volta arrivano fin qui per il tramite di «società, escluse quelle immobiliari, che risultavano, al momento dell'accertamento (iniziato nel 2015 ndr) attive nel settore della raccolta degli scarti di macellazione e dell'olio esausto di originale alimentare di tipo animale e vegetale, facenti capo a Chirico Pietro e a Di Samo Francesco», coindagati e tra le pedine principali della rete economica. In specie sono riferibili a Pietro Chirico la Ipl (Industrie Proteine Laziali) srl con sede a Latina, nel 2017, passata per il 50% alla Fargeco di Afragola. Per quanto riguarda il settore delle costruzioni sono risultate riferibili a Pietro Chirico la Effe Immobiliare srl e la Sviluppo Redering, entrambe nella medesima sede legale della Ipl, via Monti 15.
La Sviluppo Redering è in realtà figlia della trasformazione della Fargeco di Afragola come risulta dagli atti notarili allegati al fascicolo d'indagine.