Hanno rinunciato alla prescrizione per il reato di falso contestato nell'inchiesta sul caso ex Seranflex. E' questa la scelta processuale degli architetti Ventura Monti, all'epoca dei fatti dirigente dell'Ufficio Tecnico del Comune di Latina, e Patrizia Marchetto, istruttore della pratica relativa al rilascio dei permessi che ricopriva l'incarico di tecnico del Comune. Sono imputati nel processo stralcio per il caso Globo. Lo scorso settembre il giudice Francesco Valentini aveva disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione in merito alle violazioni in materia edilizia nei confronti degli altri nove imputati (tra cui imprenditori e professionisti del capoluogo). Sono tutti usciti definitivamente di scena con la sentenza pronunciata dal magistrato e su buona parte del caso Globo era calato il sipario. In piedi restava l'accusa di falso contestata nei confronti dei due professionisti pontini, difesi dall'avvocato Tommaso Pietrocarlo, la cui posizione era stata stralciata. Secondo quanto sostiene la difesa, il certificato finito al centro del processo non è di natura urbanistica e quindi non doveva contenere il vincolo.
La prova – sostiene sempre la difesa dei due imputati - è riscontrabile da una circostanza che avviene due mesi dopo, quando viene emesso un certificato urbanistico che regolarmente contiene l'indicazione del vincolo relativo all'area finita sotto inchiesta.


L'indagine era stata condotta dagli investigatori del Nipaf della Forestale e coordinata dal magistrato inquirente Giuseppe Miliano. Il pubblico ministero titolare del fascicolo aveva ipotizzato il falso per un motivo: nel certificato di destinazione urbanistica del sito del 2014 non era previsto dal Prg il vincolo connesso alla fascia di rispetto stradale. Secondo quanto ricostruito, gli altri imputati hanno contribuito a trasformare l'area ex Seranflex che da artigianale e agricola in minima parte diventasse commerciale per un megastore che doveva aprire con il marchio Globo. Nell'estate del 2016 l'area che si trova sulla Pontina alle porte del capoluogo, era finita sotto sequestro. Ieri i due architetti hanno rinunciato alla prescrizione e puntano a dimostrare l'estraneità ai fatti con una assoluzione.