Nuovo colpo di scena sul caso dell'Hotel Guscio. I giudici del Tribunale del Riesame di Latina hanno disposto il sequestro dei beni finiti sotto chiave ad alcuni imputati, come deciso dal gip Giuseppe Cario. In un primo momento il collegio difensivo aveva impugnato il provvedimento e il Riesame (nel gennaio del 2021), aveva annullato il sequestro per un importo pari a un milione e mezzo di euro. Una volta depositate le motivazioni, i pm titolari del fascicolo, Giuseppe Bontempo e Claudio De Lazzaro, hanno intrapreso un'azione giudiziaria con il ricorso in Cassazione e i giudici della Suprema Corte hanno annullato il dissequestro e disposto l'invio degli atti ad un nuovo Collegio del Tribunale di Latina ed ecco il ribaltone.

I magistrati della Suprema Corte avevano osservato che: «l'intera operazione, abbia comportato un concreto ostacolo all' identificazione dei beni di provenienza illecita». E nelle motivazioni avevano ribadito che: «Si era trattato di un trasferimento reale e non fittizio di beni di provenienza illecita, realizzatosi, contrariamente a quanto sostiene il Tribunale, nell'ambito di una attività di tipo economico-imprenditoriale, così come richiesto dalla norma incriminatrice». Il 20 gennaio si era svolta la discussione e nei giorni scorsi, il Collegio presieduto dal giudice Aldo Morgigni, ha depositato la decisione. Le difese degli imputati hanno già impugnato tutto e quindi si ritorna nuovamente davanti ai giudici della Corte di Cassazione per una ulteriore appendice giudiziaria fissata a breve.

L'inchiesta della Guardia di Finanza era nata dopo una denuncia presentata presso la Procura Generale della Corte d'Appello e aveva portato ad indagare professionisti e imprenditori del capoluogo. Secondo quanto ipotizzato gli inquirenti avevano riscontrato delle irregolarità sull'iter fallimentare della Quadrifoglio, una società proprietaria della struttura ricettiva Il Guscio a Terracina. Sempre in base a quanto ipotizzato dall'accusa, un imprenditore ha comprato l'hotel per un milione e mezzo di euro dal gruppo di professionisti che aveva acquistato le quote della Circe dalla curatela del fallimento Quadrifoglio. A vario titolo i reati contestati sono: turbata libertà del procedimento di scelta del contraente trasferimento fraudolento di valori. Nel provvedimento il gip aveva sostenuto che le persone finite sotto inchiesta: «avevano confezionato scelte procedimentali finalizzate a sottrarre il bene all'asta». Il 4 maggio è fissata l'udienza davanti al gup Giorgia Castriota per gli imputati, alcuni hanno presentato richiesta di abbreviato tra cui Roberto Manenti e Luigi Buttafoco. In aula aveva presentato delle memorie difensive l'avvocato Luca Pietrosanti, la curatela del fallimento della Quadrifoglio si è costituita parte civile così come la vecchia amministratrice della società.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Luca Giudetti, Enrico Quintavalle, Francesca Roccato, Leone Zeppieri, Renato Archiadiacono, Tommaso Pietrocarlo, Silvia Bonomo, Claudio De Felice e Marco Fagiolo.