Tra novanta giorni sarà tutto più chiaro. E' il tempo che si sono presi i giudici della Corte d'Assise di Latina per depositare le motivazioni della sentenza dell'omicidio di via Palermo. Le motivazioni e la ricostruzione offerta dai magistrati servirà alla difesa di Francesco Palumbo per costruire e puntare al processo in Corte d'Appello. La condanna per il professionista pontino, accusato di omicidio volontario e anche di tentato omicidio, è di 14 anni, due in più rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero Simona Gentile nel corso della requisitoria. Il legale pontino, difeso dagli avvocati Leone Zeppieri e Tommaso Pietrocarlo, ha sempre sostenuto di aver aperto il fuoco perchè si è sentito minacciato e di essere entrato nel panico in quei momenti concitati durati una manciata di secondi, in tutto undici sono quelli quantificati dal pm. Domenico Bardi, 41 anni, originario di Napoli era uno dei componenti di una banda specializzata nei furti in trasferta, l'uomo stava scendendo da una scala a pioli quando è stato centrato da due colpi di pistola ed morto sul colpo.
La Procura ha contestato anche il tentato omicidio nei confronti di Salvatore Quindici, ferito di striscio da un altro colpo.

Sono state in tutto dieci le udienze in Corte d'Assise davanti al presidente Francesco Valentini, a latere Enrica Villani e ai giudici popolari. Il processo è stato il terreno di una battaglia sia in materia balistica che su altri fronti compreso quello relativo alla ricostruzione tridimensionale della scena del crimine e del giardino di via Palermo dove sono avvenuti i fatti. In aula l'imputato aveva ribadito quello che aveva dichiarato in fase di indagini preliminari e nel corso di due interrogatori, un primo il 15 ottobre del 2017 e poi un altro il 7 dicembre del 2017. E cioè che era stato minacciato da uno dei complici di Bardi che impugnava una pistola. La difesa ha sostenuto una serie di elementi, a partire dalla genuinità e la coerenza delle dichiarazioni rilasciate dal proprio assistito, sia poche ore dopo i fatti che nel corso della penultima udienza dello scorso 22 febbraio. Le difese hanno ribadito che Palumbo non voleva uccidere, non lo ha fatto quando si è presentato per primo davanti a lui uno dei complici di Bardi e inoltre hanno sostenuto che la metà dei colpi partiti dalla sua Beretta sono andati a vuoto. E' entrato nel panico, in una situazione di stress. Sarà questo insieme ad altri elementi uno dei motivi di Appello per ribaltare la sentenza di condanna a 14 anni. L'accusa aveva elencato diversi tasselli investigativi che hanno avuto un peso nella decisione arrivando alla richiesta di condanna, a partire da una circostanza: l'imputato non aveva chiamato la Polizia e si era esposto ad un pericolo. E poi - aveva osservato il pm - Bardi è stato colpito alle spalle e Quindici quando ha visto il legale con l'arma ha alzato le mani in segno di resa. Il processo di secondo grado punterà anche sull'attendibilità delle persone presenti sulla scena del crimine. Dai familiari della vittima nessun commento sulla sentenza.