Non è finito il braccio di ferro tra accusa e difesa sul caso Guscio. Dopo che il Collegio penale ha disposto il sequestro per un valore di oltre un milione di euro nei confronti di alcuni imputati dell'inchiesta, le difese hanno impugnato la decisione del Collegio penale presieduto dal giudice Aldo Morgigni e hanno presentato ricorso in Corte di Cassazione.

Per la seconda volta si discuterà nuovamente del sequestro scattato nel dicembre del 2020 su ordine del giudice Giuseppe Cario che aveva emesso i provvedimenti.

Insomma non è finita e l'udienza davanti ai giudici della Suprema Corte è fissata alla fine del mese anche se per la decisione sarà necessario attendere qualche giorno. La prima volta che il caso era finito al Riesame, il Collegio presieduto dal giudice Gian Luca Soana aveva sostenuto che è assente l'elemento richiesto per la contestazione del reato e le istanze erano state accolte per «assenza del necessario fumus commissi delicti con riferimenti ai delitti per i quali era stato emesso - avevano scritto i giudici - il decreto di sequestro preventivo impugnato». Una prospettazione opposta a quella della Cassazione: «l'intera operazione ha comportato un concreto ostacolo all' identificazione dei beni di provenienza illecita».

Anche il Riesame di Latina questa volta in composizione diversa aveva accolto la tesi della Procura disponendo nuovamente il sequestro. Adesso un nuovo ricorso che punta a togliere i sigilli alle somme acquisite per equivalente dal Tribunale sui conti correnti di alcuni dei sette imputati. La vicenda oggetto del processo è quella dell'acquisto delle quote della società Circe nell'ambito del fallimento Quadrifoglio.