È stato dichiarato inammissibile dal Consiglio di Stato il ricorso d'appello del Comune di Terracina contro la GM Comunicazione, società che gestisce l'Old Wild West di Terracina e che si era vista riconoscere dal Tar le proprie ragioni, compreso un maxi risarcimento da circa 180 mila euro, in merito all'archiviazione di una Cila che determinò lo smontaggio e poi a un nuovo montaggio di un dehors. Un debito fuori bilancio già pagato, su cui il Comune aveva però tentato la strada dell'appello convinto di poter sostenere le proprie ragioni. Nei giorni scorsi, però, il ricorso è stato dichiarato inammissibile senza nemmeno entrare nel merito per un errore formale: la mancata produzione di una copia della sentenza impugnata nella presentazione del ricorso da parte dell'avvocatura comunale. Lo prevede l'articolo 94 del codice del processo amministrativo. L'errore è stato eccepito dal legale della società, l'avvocato Italo Sciscione, che ha così neutralizzato la controparte e si è detto soddisfatto della sentenza. La svista formale impedisce difatti al Comune di provare a far valere, nel merito, le proprie ragioni nel contenzioso con la società e magari di ribaltare la sentenza. Ma l'avvocatura del Comune non esclude l'ipotesi di un disguido telematico e per questo proverà a fare ricorso in Cassazione. «Dopo aver notificato l'appello il 26 luglio, il 3 agosto il Consiglio di Stato ci ha mandato la comunicazione di cortesia del mancato deposito telematico di tre documenti» spiega l'avvocato Martina Iannetti, che ha curato personalmente la pratica. «Ho eseguito il deposito degli atti e ritengo anche della sentenza impugnata, non escludo dunque possa esserci stato un errore telematico e per questo, una volta appresa dalla controparte la circostanza di questa omissione, ho subito depositato istanza al presidente della IV sezione del Consiglio di Stato, facendo presente l'accaduto e richiamando un precedente della Cassazione 2021, a tenore del quale ove nell'atto di appello vi siano elementi della sentenza che mettano il collegio in condizione di poter adeguatamente delibare, la sanzione di inammissibilità non deve essere comminata». Una valutazione che probabilmente dovranno ora fare i giudici della Cassazione.