Ancora prima che venisse accertato il decesso di Chiara Aggio, la Polizia Stradale aveva avviato una serie di accertamenti nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura in seguito al drammatico incidente di una settimana fa in strada Epitaffio, a carico dell'automobilista che ha travolto la ragazza col proprio suv, l'imprenditore M.P. di 48 anni assistito dall'avvocato Luca Giudetti. Riscontri, quelli effettuati dagli agenti del Distaccamento di Terracina, che saranno utili per ricostruire nel dettaglio la dinamica del sinistro, anche attraverso una perizia che gli inquirenti si apprestano a disporre per soppesare le responsabilità del caso. Formalmente sono due i procedimenti affidati a due diversi sostituti procuratori, ma presto saranno riunificati: nella giornata di ieri intanto è stato affidato l'incarico al medico legale per l'esame sulla salma della trentenne, previsto per la giornata di domani, dopo che ieri notte sono stati espiantati gli organi destinati alla donazione.

Le responsabilità del caso sono piuttosto evidenti, ma come capita fin troppo spesso, l'incidente si è consumato in un contesto generale di scarsa prudenza. Innanzitutto la perizia cinematica dovrà stabilire la velocità con cui il suv Maserati Levante percorreva strada Epitaffio quando ha investito la trentenne di Norma, tenuto conto che il limite in quel tratto è di 60 chilometri orari e la presenza di un incrocio con attraversamenti pedonali è segnalato, oltre a essere conosciuto agli utenti abituali dell'arteria di collegamento tra il capoluogo e lo scalo ferroviario. Il fatto che il corpo della ragazza sia stato sbalzato per più di trenta metri dopo l'impatto, lascia chiaramente intendere che la velocità del mezzo non era commisurata alla tipologia di strada.