Quando i finanzieri si sono trovati davanti il nome di Fabrizio Coscione hanno «ricordato» che quel nome ricorreva già in un altro paio di procedimenti, finiti con sequestro di aziende, uno del 2016, l'altro del 2021. Era la stessa persona che muoveva quote di «una società di capitali di Aprilia in grave stato di dissesto, a favore di una società neocostituita». E' cominciata così, circa un anno fa, l'indagine che giovedì mattina ha portato all'arresto dello stesso Coscione e di Antonio Geracitano per bancarotta e reati fiscali, riassunti dal gip Giorgia Castriota nell'ordinanza notificata ai due imprenditori.

Tutti e due, a loro modo, famosi. Coscione era, appunto incappato, in altre inchieste, mentre Geracitano è stato consigliere comunale ad Anzio e si è ricandidato alle elezioni del 2018 con una civica di ispirazione di centrodestra. Ecco cosa diceva nella sua campagna promozionale: «Cari elettori, mi rivolgo a voi dopo cinque anni di intenso lavoro e non facile impegno del mio primo mandato a favore dell'amministrazione comunale di Anzio, anche nel ruolo e nella funzione di Presidente della Commissione Sanità ed Ambiente, con cui ho perseguito obiettivi di assoluto interesse per la nostra collettività». Lunedì mattina i due imprenditori, difesi dagli avvocati Bonanni, Sangiorgio e Dell'Anno, saranno interrogati dal gip e sarà importante sentire la loro versione sui fatti contestati all'esito di un'inchiesta basata molto su documenti e sui passaggi volti, secondo il sostituto procuratore Andrea D'Angeli, a perpetrare una serie di «inadempimenti fiscali e previdenziali, uniti al depauperamento conseguente alle numerose cessioni fraudolente di beni aziendali, tali da rendere inefficace la riscossione coattiva nei confronti della società gravata da ingenti debiti tributari.

La società interessata è la EcoImballaggi, della quale risultano iscritte in Camera di commercio tre imprese con lo stesso nome e con una variazione di ragione sociale, ciò ha reso più complesso il lavoro di ricostruzione degli inquirenti. Ad agire direttamente erano cinque piccoli imprenditori di Aprilia e Anzio, che il gip ritiene siano stati solo dei prestanome e infatti, in quanto tali, non sono stati attinti da misure restrittive della libertà. Risulta dai riferimenti degli atti dell'informativa che indagini tributarie a carico di Coscione risalgono all'anno 2012 e che l'imprenditore di Aprilia abbia oltre 30 società, con vario titolo. L'inchiesta ha avuto il suo step più importante con gli arresti ma non è finita. La difesa ha già annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame, sottolineando fin da subito la legittimità dell'operato dei due principali indagati.