Massimo Scalabrino spacciava in carcere e secondo la Corte di Cassazione il ricorso con cui ha impugnato il provvedimento è inammissibile. Il provvedimento impugnato lo riteneva, infatti, «gravemente indiziato del reato di cui all'art. 73 primo comma d.P.R. 309/1990 per detenzione a fini di spaccio, all'interno dell'istituto penitenziario dove già si trovava recluso, di circa 13 grammi di cocaina, dai quali erano ricavabili 70 dosi medie singole». Il pubblico ministero Paola Mastroberardino aveva concluso per il rigetto del ricorso mentre la difesa, rappresentata dall'avvocato Michele Monaco chiedeva l'accoglimento.

Secondo i giudici che hanno validato la legittimità dell'ordinanza dell'ottobre 2021 con cui si contestava lo spaccio, «il ricorrente neppure contesta le evidenti ragioni poste dal Tribunale a sostegno del ravvisato rischio di reiterazione di reati della stessa specie, apprezzato in termini di palese spregiudicatezza per aver l'indagato posto in essere la condotta criminosa addirittura in stato di detenzione e di indubbia pervicacia criminale, desunta dai numerosissimi e gravi precedenti penali, molti dei quali specifici, ma si limita a sostenere che la sua reclusione all'interno del carcere sarebbe di per sé preclusiva, o comunque renderebbe fortemente improbabile la reiterazione del reato».

La Corte di Cassazione dunque aggiunge al giudizio anche una descrizione del personaggio Scalabrino, 33 anni, di anzio, divenuto improvvisamente «famoso» anche per il grande pubblico a maggio dello scorso anno per un brutto episodio registrato con video poi messo in rete, nel quale puniva un ragazzo facendolo camminare nudo per le strade della città.

Massimo Scalabrino, di fatto, aveva prodotto da solo la prova madre di quella indagine, poiché egli stesso aveva pubblicato il video con la sua voce in sottofondo sul profilo Instagram «bandiscano». Scalabrino aveva già avuto problemi con la giustizia e infatti alla data del video era uscito dal carcere da poche settimane dove si trovava perché accusato di diversi reati, tra cui lesioni. Il ragazzo vittima della «punizione» era stato sorpreso a rubare nell'auto di Scalabrino, il quale per vendicarsi aveva attuato una particolare forma di quella che nel video definisce «disciplina». Pochi mesi più tardi aveva preso a spacciare in carcere come si evince dalla sentenza di inammissibilità della cassazione, la quale nella ricostruzione del personaggio, pur non facendo espresso riferimento al video, offre un affresco dell'imputato che dice molto e riporta indietro, ad un anno fa.

Il lungomare di Anzio dove fu girato il video in cui Scalabrino costrinse un giovane a camminare nudo, il fatto assai grave risale a maggio del 2021