Tre anni di inferno. Poi la donna ha trovato la forza e il coraggio per dire basta. Quell'uomo violento non doveva più far parte della sua vita e di quella del figlio. Aveva provato a lasciarlo, ma lui si presentava a casa e quando non gli bastava minacciarla e offenderla, quando non bastava rivolgere minacce anche al figlio, passava alle mani.

Ieri il collegio penale del Tribunale di Latina presieduto dal giudice Soana (Velardi e Nadile a latere) ha condannato a 8 anni e 6 mesi di reclusione un 42enne originario di Caserta, ma da tempo residente ad Aprilia, rappresentato dall'avvocato Fabio Federici.

La situazione tra i due è degenerata raggiungendo livelli che la donna ha deciso di non sopportare più, nel marzo dello scorso anno quando la donna ha deciso di lasciare la casa familiare con il figlio. L'uomo, P.I. l'ha raggiunta e per prima cosa ha pensato bene di minacciarla con un martello con cui, qualora lei avesse chiamato Carabinieri o Polizia, le avrebbe spaccato la testa.

Come se non bastasse tutto ciò avveniva davanti agli occhi del figlio piccolo a cui, il padre, avrebbe anche detto: «Ora uccido tua madre se arrivano i carabinieri». Quasi una ossessione per l'uomo che non sopportava di essere "disturbato" nel tentativo vano di convincere la moglie a tornare insieme. La donna ha denunciato che l'uomo, una volta entrato in casa l'ha picchiata, l'ha insultata rivolgendole offese sia sul suo aspetto fisico sia sulle sue capacità di essere una buona madre. Il tutto sempre davanti al figlio. In altre occasioni le avrebbe messo le mani al collo, le avrebbe tolto il telefono di mano, e di dare fuoco non solo all'abitazione ma anche a sé stesso. In quella occasione, siamo agli inizi del marzo dello scorso anno, l'aggressione aveva portato la donna al pronto soccorso dove era stata medicata e dimessa con un prognosi di 10 giorni.

Ma al pronto soccorso era finito anche il figlio che l'uomo aveva colpito alla testa, probabilmente mentre il piccolo tentava di difendere la madre. E' qui, con i medici e con i carabinieri del Comando stazione di Campoverde che la vittima ha trovato il coraggio di riferire anche l'aspetto forse anche più grave di quell'ultimo episodio: la violenza sessuale. Ha infatti raccontato di essere stata costretta a subire un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Per tutti questi reati, ieri il pubblico ministero Giancristofaro aveva chiesto una pena di 8 anni che il collegio ha ritenuto però di dover aumentare di sei mesi.