È un delitto con diversi aspetti ancora da mettere a fuoco quello di Romina De Cesare, la trentaseienne molisana trovata uccisa nell'appartamento di via del Plebiscito dove abitava, nel cuore del centro storico di Frosinone. Sul suo corpo i segni di diverse coltellate. Al momento, in stato di fermo c'è l'ex fidanzato, Pietro Ialongo, 38 anni, sul cui capo pende, per ora, l'accusa di omicidio aggravato. Davanti al gip, durante l'udienza di convalida della misura che gli è stata applicata, ha scelto di fare scena muta.

 
Qualche ora prima, però, ai magistrati inquirenti aveva detto: «L'accoltellamento è avvenuto all'ingresso di casa, lei ha cercato di difendersi». Ha accennato anche a dei calci che la ragazza disperatamente gli avrebbe dato per sottrarsi all'aggressione mortale. Secondo la sua descrizione «l'ho afferrata al collo e gettata a terra, poi l'ho soffocata e poi accoltellata. Non è stato per gelosia... Avendo visto che ancora respirava, temendo che mi avrebbe denunciato, ho deciso di darle delle coltellate».


Un quadro apparentemente chiaro. Ci sono, però, elementi su cui si intende fare ancora più luce: a che ora è arrivata precisamente Romina a casa? Ialongo era già presente nell'appartamento o è arrivato dopo? Il tutto quanto è durato? E poi, altre persone sono entrate o uscite dallo stabile prima, durante e dopo il delitto? Ialongo ha agito da solo? C'era qualcuno con lui? Tanti gli interrogativi che cercano una risposta per mettere in corretta sequenza i momenti dell'omicidio di Romina. Per questo, la procura, che sta svolgendo un lavoro certosino di ricostruzione, ha acquisito, tramite la Polizia di Stato, i filmati registrati dalle telecamere della rete di videosorveglianza del Comune di Frosinone. Sono dieci, infatti, i dispositivi comunali, uno dei quali, tra l'altro, dotato anche di lettore ottico delle targhe, che insistono su quel tratto di strada e sulla zona.

Dall'analisi dei filmati sarà possibile, certamente, trarre ogni elemento utile all'inchiesta per chiarire aspetti, sciogliere dubbi e instradare nel migliore dei modi l'indagine sull'omicidio di Romina De Cesare. «Il sistema di videosorveglianza comunale – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani – ha dimostrato tutta la propria utilità ed efficienza, anche per fornire un valido supporto contro il femminicidio. Sono circa una decina, infatti, le telecamere posizionate in piazzale Vittorio Veneto, in via del Plebiscito, piazza della Libertà e via XX settembre, proprio sull'area che ha investito, qualche giorno fa, direttamente o indirettamente, il gravissimo episodio di femminicidio, nel quale Romina è stata oggetto di una aggressione sanguinaria, che ha cancellato la vita di un essere umano.


Le videoregistrazioni, grazie all'operato dell'ingegner Sandro Ricci e dell'intero ufficio Ced, sono già state consegnate e acquisite dalla Polizia dello Stato e dagli inquirenti che, come avviene quasi quotidianamente per le altre 800 telecamere circa, installate al centro e in periferia, sono in grado di valorizzare il materiale fotografico acquisito. Il sistema di videosorveglianza, presente in città, da alcuni anni, interamente di proprietà comunale e messo a disposizione delle forze dell'ordine, costituisce un ausilio sicuramente importante anche per la repressione del femminicidio, davanti al quale però risulta indispensabile una presa di coscienza collettiva e culturale, che passa necessariamente attraverso il rispetto della dignità e della libertà di ogni individuo».