«Un processo vergognoso, un verdetto vergognoso. Mi vergogno di essere italiano». E' impossibile non comprendere la rabbia, ma soprattutto la delusione che una famiglia, un padre, in questo caso Fabio, il padre di Matteo Demenego, uno dei due poliziotti uccisi durante una sparatoria nella Questura di Triste da un uomo che Corte di Assise ha riconosciuto non imputabile perché del tutto incapace di intendere. E quelle parole, pronunciate all'uscita dall'udienza in cui lo stesso pubblico ministero ha dovuto ammettere che il suo ruolo e la sua funzione lo costringevano «non a cuor leggero» a chiedere l'assoluzione per il totale vizio di mente, interpretano forse il sentimento di molti che l'altro giorno speravano di vedere Alejandro Augusto Stephan Meran rispondere del duplice omicidio di Matteo Demenego di 30 anni e Pierluigi Rotta di 34. Meno comprensibili invece gli insulti rivolti all'avvocato della difesa da un parente. Attimi di tensione per fortuna sedati sul nascere. Quella dell'altro giorno è stata una udienza particolare. Al termine anche il Capo della Procura, il dottor Antonio De Nicolo ha dovuto ammettere che «C'è un disagio oggettivo nel dire di chiudere il processo in questo modo... noi viviamo a contatto con la Polizia, noi giorno per giorno li sproniamo, li strigliamo, c'è una simbiosi giornaliera. Però le leggi del processo sono queste, dobbiamo accettare serenamente che se la scienza ci dice questo evidentemente questa è la verità processuale. E' una tragedia, ma la conclusione di diritto della non imputabilità è questa. Non ci sono alternative».
Meran sarà liberato? La Corte ha disposto il suo ricovero per 30 anni in una struttura in cui sarà sottoposto a cure e terapie. Le famiglie, gli amici e i colleghi dei due agenti uccisi temono che nel tempo necessario a trovare una Rems adatta, Meran possa lasciare il carcere. Il capo della Procura - come riporta triesteallnews.it - ha dichiarato in proposito: «La scarcerazione di Meran non avverrà. Chiederemo al Ministero che ci designi la Rems adeguata a contenere la pericolosità sociale di costui e nel frattempo chiederemo al Direttore del carcere di Verona Montorio di trattenerlo. Non sono sicurissimo che sia la soluzione oggettivamente correttissima, ma è quella che il buon senso mi suggerisce. Non possiamo lasciar fuori un uomo perché deve essere messo in una struttura contenitiva come dice il perito. Per uscire dal carcere serve l'autorizzazione del direttore, che deve rivolgersi alla Procura...».