Assolto "perché il fatto non costituisce reato" dopo un procedimento giudiziario durato 11 anni. Assoluzione piena per un uomo di 52 anni di Terracina che, nel tardo pomeriggio dell'autunno del 2009, mentre tornava a casa dall'azienda agricola per la quale lavorava, percorrendo la Pontina, investì un pedone che percorreva la strada lungo il ciglio nella stessa corsia di marcia all'altezza del chilometro 92+900. All'imputato era contestato l'omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale.

L'uomo, di origine indiana, portava a mano, conducendola alla propria destra, una bicicletta e, come accertato nel corso del processo, non indossava alcun giubetto catarifrangente, né la bici era dotata di illuminazione. L'urto dell'auto gli fu fatale. L'uomo morì nell'incidente e per quel fatto è finito a processo R.G., un operaio che stava tornando dal lavoro. Ieri, il giudice Nadile del tribunale di Latina, in accoglimento della richiesta formulata dal difensore dell'imputato, l'avvocato Simone Rinaldi, ha pronunciato una sentenza di assoluzione con formula piena, perché il fatto non costituisce reato. Il tribunale ha riservato il deposito delle motivazioni della sentenza tra 90 giorni, dunque solo allora si potranno conoscere le ragioni della decisione. Il pm aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione. Stante la formula assolutoria utilizzata, ad ogni modo, è possibile che il giudice abbia accolto la tesi difensiva, che puntava sulla mancanza di causalità della colpa, ovvero la causalità tra la violazione al codice della strada contestata all'imputato, e l'evento della morte che si è verificato.