Patteggiamento e confisca dei soldi della maxi truffa relativa ad un finto incidente stradale in centro a Latina. Si è concluso il processo nei confronti di Michelina Sereno e Alessandro Caracciolo: madre e figlio hanno patteggiato la pena di due anni. Entrambi sono tornati in libertà e la pena è sospesa. Sempre nella stessa inchiesta era stato indagato anche un carabiniere, Domenico Panariello, e un'altra donna, Antonella Di Mezza Cutillo, anche loro sottoposti alla misura restrittiva poi annullata dal Riesame. Ieri sono stati rinviati a giudizio.
I quattro, comparsi in aula, sono difesi dagli avvocati Mario Pellegrino, Leonardo Palombi e Alessandro Mariani. La sentenza è stata emessa dal giudice del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, davanti al pubblico ministero Andrea D'Angeli titolare dell'inchiesta. Disposta la confisca di una corposa somma di denaro, provento della frode ai danni di una compagnia assicurativa, la Unipol di Bologna.

Nei confronti di madre e figlio l'impianto accusatorio aveva tenuto anche davanti al Tribunale del Riesame e a distanza di sei mesi dagli arresti è stata messa la parola fine. Al centro dell'inchiesta un incidente fantasma - secondo quanto ipotizzato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina - avvenuto in pieno centro, in via Bonaparte, quando la donna aveva riferito di essere stata travolta da un'auto condotta da Antonella Di Mezza Cutillo.

A vario titolo i reati ipotizzati nei confronti delle quattro persone erano quelli di falsità ideologica, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta.

Il via alle indagini dopo la denuncia della compagnia assicurativa per dei sospetti su alcune anomalie di quell'incidente, che risale all'ottobre del 2016. Dall'inchiesta erano venuti alla luce diversi particolari rilevanti, tra cui una circostanza: la Sereno era andata in ospedale al Santa Maria Goretti di Latina a farsi refertare il giorno dopo i fatti e aveva riportato una prognosi di 20 giorni per fratture al volto e traumi. La donna era riuscita ad ottenere alla fine un indennizzo pari a quasi 581 mila euro e il riconoscimento di un'invalidità permanente del 75%.

Come aveva ricostruito il gip Giorgia Castriota nel provvedimento cautelare, Caracciolo era considerato il presunto regista e il beneficiario del vantaggio della liquidazione che aveva riguardato la madre rimasta ferita mentre era a piedi. Tra i vari documenti per ottenere il risarcimento anche dei referti poi sconfessati da alcuni medici.

Diverso, sempre secondo l'accusa, il ruolo di Panariello che nella qualità di pubblico ufficiale ha prodotto una falsa relazione di servizio. In aula nel corso dell'udienza preliminare la difesa del militare ha puntato sull'incompetenza territoriale, al termine della camera di consiglio il giudice ha letto il decreto che dispone il giudizio: il processo inizia il 16 marzo dal giudice monocatico Fabio Velardi. Tra accusa e difesa sarà battaglia.