Ora sono due i carabinieri che dovranno affrontare la Cassazione se vorranno cercare di superare l'ostacolo della misura che i giudici del Riesame di Roma hanno ritenuto congrua sulla scorta delle dichiarazioni rese dal pentito Maurizio Zuppardo. Dopo l'accoglimento del ricorso della Procura di Latina sulla posizione del vicebrigadiere Fabien Williot, per il quale il pm Valentina Giammaria aveva chiesto il carcere, il Riesame ha sposato la tesi della Procura anche sulla posizione del capitano Antonio Calabresi, per il quale dovrebbe valere la misura dell'interdizione dai pubblici uffici, di fatto la sospensione dal servizio.
Il caso nasce nel 2019 con le confessioni di Maurizio Zuppardo all'indomani del suo ingresso nell'universo dei collaboratori di giustizia: ai magistrati che lo avevano preso in carico il pentito pontino aveva riferito dei suoi trascorsi in veste di confidente dei carabinieri, e di come questi lo avessero sempre ripagato fornendogli della cocaina, provento di costanti «creste» sui quantitativi sequestrati durante le operazioni di polizia giudiziaria.
Al termine delle indagini condotte dai carabinieri di Roma, il pm aveva chiesto l'applicazione di misure cautelari nei confronti di nove carabinieri che in tempi diversi avevano lavorato nel settore operativo della Compagnia di Latina. Ma a quelle richieste si è opposto il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, ritenendo non vi fossero i necessari sostegni indiziari alle accuse mosse da Zuppardo.
Una decisione che la Procura non ha condiviso e contro la quale si è appellata al Riesame, che all'esito di una meticolosa disamina caso per caso si è pronunciato accogliendo il ricorso soltanto per le posizioni di due dei nove indagati.