La maxi operazione con cui i Carabinieri hanno controllato, due settimane fa, una delle famiglie Di Silvio finora rimaste fuori dalle inchieste degli ultimi anni, sembra avere portato alla luce un nuovo modo di condurre gli affari illeciti all'interno del clan di Campo Boario. Quello che finora era apparso come un nucleo familiare secondario, si sta rivelando invece un sodalizio ben più abile a tessere i propri affari nell'ombra, evitando quelle prove di forza che in passato avevano puntato i riflettori sulle altre famiglie, ben più feroci e quindi esposte all'attenzione degli inquirenti. A mettere a nudo la natura criminale di questo gruppo, sono gli investimenti scoperti dagli investigatori dell'Arma, due case abusive realizzate nella periferia di Latina su terreni agricoli acquistati direttamente dai Di Silvio: mentre l'ufficio tecnico comunale sta portando a termine le verifiche amministrative, sul piano delle responsabilità penali sono due gli indagati. Attorno a loro i Carabinieri stanno compiendo una serie di accertamenti, anche per capire come abbiano fatto a realizzare quegli immobili in assenza di redditi.


Il primo abuso edilizio sorto è quello che affaccia sulla statale Pontina nella zona di via Gorgolicino. L'area di poco meno 1.500 metriquadri con destinazione agricola, la particella 25 del foglio catastale 135, era stata acquistata nel luglio del 2016 da Ferdinando Di Silvio detto Macciò di 44 anni. Inizialmente era utilizzata per il pascolo di un cavallo, ma in poco tempo il ricovero dell'animale è stato trasformato in una casa vera e propria. Praticamente lo stesso stratagemma utilizzato dal nipote Savaltore, classe 1992, per realizzare un immobile in via Farneto, una traversa senza uscita di strada Nascosa, sul lotto agricolo da lui acquistato nell'agosto del 2019, la particella catastale 265 del foglio 197 che misura più DIduemila metriquadri. Parliamo di costruzioni in apparenza modeste, ma realizzate senza badare troppo alle spese, con tanto di recinzioni in muratura e ferro battuto: immancabili, sui cancelli, le immagini stilizzate dei cavalli, e persino le iniziali del cognome.