La banca ha risarcito i clienti che si erano affidati al promoter Roberto Ciavolella, radiato dalla Consob. L' autore della clamorosa truffa milionaria era stato condannato lo scorso settembre a due anni di reclusione.

Alla fine per i risparmiatori che avevano riposto grande fiducia nel promotore, è arrivato un risarcimento complessivo di 100mila euro da parte dell'istituto di credito dove fino a qualche tempo prima di far perdere le tracce Ciavolella lavorava.
Il caso ha percorso due binari giudiziari, sia quello civile che quello penale.

In primo grado infatti il giudice onorario del Tribunale di Latina Rosamunda Zampi nella sentenza di condanna, aveva disposto il risarcimento per le parti civili da liquidarsi in separata sede e adesso la sezione civile del Tribunale su questo fronte si è pronunciata.
A Roma intanto nei prossimi giorni si conoscerà l'esito del processo di secondo grado. Nel corso del dibattimento avevano pienamente tenuto le accuse contestate dal pubblico ministero Simona Gentile che aveva ricostruito - sulla scorta degli elementi raccolti dalla Guardia di Finanza - un impianto accusatorio ben solido. Il buco di Ciavolella era stato di almeno tre milioni di euro e il reato ipotizzato era quello di truffa aggravata.

I clienti, tra cui anziani, professionisti, casalinghe e impiegati che si erano fidati ciecamente dell'uomo sono assistiti dagli avvocati Claudio Maria Cardarello e Alessandro Mariani. Ieri a Roma era in programma l'udienza in secondo grado ma a causa di un difetto di notifica all'imputato è stato tutto rinviato ad ottobre e per alcuni reati c'è l'ombra della prescrizione. Nel corso del processo di primo grado le vittime del promoter avevano ricostruito le modalità con cui è stato portato a termine il raggiro.

«Non ci saremmo mai immaginati che sarebbe finita così, ci fidavamo di lui». Era stata emblematica la testimonianza di un'anziana. «Avevo venduto una casa e i soldi che ho preso li ho messi in banca, poi quando volevo comprare con mio marito un appartamento con i risparmi che avevamo, abbiamo scoperto che i soldi non c'erano». Altrettanto significativo il ricordo di un'altra donna. «L'ultima volta che l'ho sentito gli ho chiesto che avevo bisogno dei soldi che gli avevo affidato, mi ha detto che era a Brescia e sarebbe tornato, non l'ho più visto e non ha più risposto al telefono». E' questa l'ultima traccia del promoter, la sua storia era finita anche in televisione su Italia 1 nel programma Le Iene. Il totale dell'ammanco era di almeno tre milioni di euro.

Tra quattro mesi davanti alla Corte d'Appello presieduta dal giudice Piera Panzadura, si svolgerà l'ultimo atto del processo penale. Se per il reato di truffa la prescrizione è ad un passo nei confronti dell'ex promoter sono venute alla luce altre condotte penalmente rilevanti tra cui la bigamia come è emerso nel corso di una denuncia presentata dalla moglie perchè: «anche se era coniugato si era sposato con un'altra donna» e i fatti contestati si sono sviluppati tra Latina e Malindi in Kenya dove Ciavolella si era trasferito. Ma non è tutto: nel 2016 si era concluso anche l'accertamento dell'evasione fiscale e sempre la Guardia di Finanza aveva accertato un'evasione imponente e deve rispondere di violazione degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo numero 74/2000.