Il dibattimento si è aperto. In aula, nel processo che si sta celebrando in Corte d'Assise per l'omicidio di Massimiliano Moro, è stato il turno di un botta e risposta tra gli avvocati degli imputati e l'accusa, rappresentata dal pubblico ministero Luigia Spinelli della Dda. Eccezioni, repliche, con i giudici che si sono pronunciati. Il primo passaggio ha riguardato la riunificazione dei procedimenti e della posizione di Ferdinando Pupetto Di Silvio che in un primo momento era stata stralciata. A seguire, davanti alla Corte presieduta dal giudice Gian Luca Soana, il collegio difensivo, composto dagli avvocati Leonardo Casciere, Marco Nardecchia, Emilio Siviero e Alessandro Farau, ha chiesto di poter avere gli audio con le registrazioni complete delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia finiti in questo procedimento, da Renato Pugliese ad Agostino Riccardo fino ad Andrea Pradissitto. I magistrati hanno osservato che si deciderà nel corso delle prossime udienze mentre il pubblico ministero ha chiesto oltre all'esame degli imputati anche l'acquisizione di una serie di sentenze, tra le quali Caronte, ormai diventata definitiva. Alla fine il processo è stato rinviato al prossimo 12 luglio, quando saranno ascoltati cinque testimoni della polizia giudiziaria. L'omicidio Moro, come avevano ricostruito gli agenti della Squadra Mobile che si erano occupati delle indagini, si era inserito nella Guerra criminale scoppiata a Latina a seguito del ferimento di Carmine Ciarelli, avvenuto il 25 gennaio del 2010 in via del Pantanaccio. Le misure restrittive erano state eseguite quasi un anno fa grazie anche alle dichiarazioni rilasciate dai collaboratori di giustizia dopo che nel 2015 l'inchiesta era stata archiviata e la Procura non aveva ravvisato i margini per esercitare l'azione penale. Sul banco degli imputati ci sono Simone Grenga, Ferdinando Ciarelli detto Macù, Antongiorgio Ciarelli e Ferdiando Pupetto Di Silvio. La Dda contesta l'omicidio volontario aggravato dalla premeditazione con le modalità del metodo mafioso. I tempi stretti di reazione a seguito dell'agguato al Pantanaccio per gli inquirenti sono un segnale della capacità operativa.