L'operazione "Giano" ha svelato uno scenario per certi versi sconcertante. Nonostante il susseguirsi di inchieste martellanti e persino ridondanti, nell'arco di oltre un decennio la città di Fondi si era consolidata nel ruolo di snodo per i traffici di droga più importanti del basso Lazio, attorno agli stessi personaggi che da sempre cercano di controllare gli affari del Mof, il mercato ortofrutticolo che viene sfruttato per veicolare il narcotraffico attraverso le società di trasporti, realtà economiche di facciata utilizzate per controllare l'indotto e al tempo stesso mascherare i proventi illeciti. Un ruolo chiave viene attribuito, dagli inquirenti, a Pasquale D'Alterio di 70 anni, considerato dal giudice per le indagini preliminari «un vero narcotrafficante di livello internazionale... al centro di una fitta rete di trafficanti». Insomma, un broker della droga che porta gli investigatori verso il canale di approvvigionamento gestito dal sodalizio dei marocchini, perché si rivela molto attivo del reperimento delle forniture e altrettanto dinamico nel garantire le provviste agli spacciatori suoi clienti. A lui si rivolgono ad esempio Salvatore Larosa, calabrese di Fondi ritenuto legato alla cosca dei Bellocco Pesce di Rosarno, nonché genero di Vincenzo Garruzzo tra i principali imputati del processo Damasco. Ma anche Franco Marongiu e Francesco Ottobre operativi sulle piazze di Sezze e Latina, e soggetti calabresi per i quali D'Alterio arriva al punto di recarsi persino in Calabria. Intercettato, si vanta di essere stato in grado di fornire partite da venti o trenta chili allo stesso Marongiu. Una forza che deriva dalla sua capacità di muoversi alla ricerca di fornitori per assicurarsi sempre ingenti quantitativi di stupefacenti. Alimenta stabili contatti con i fratelli marocchini Ouhsaine referenti di una piazza di spaccio nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, ma è persino in grado di recarsi direttamente in Marocco, agganciando personaggi del calibro di Mohammed El Meliani, narcotrafficante internazionale che a sua volta è in grado di portare in Italia decine di chili di stupefacenti per volta, direttamente dal Nordafrica, come dalla Spagna e dall'Olanda. Tuttavia D'Alterio non viene considerato organico a un'associazione per delinquere e, in virtù di una condanna non ancora definitiva a dieci anni di reclusione per la precedente inchiesta Amnesia, vantando solo precedenti molto datati, è stata considerata sufficiente la misura restrittiva degli arresti domiciliari