Silvia e le altre. Quante sono le donne perseguitate da ex compagni, ex mariti, uomini con cui hanno avuto una breve relazione? Il numero è in crescita e con esso anche le conseguenze fisiche, spesso purtroppo letali, psicologiche, che coinvolgono i figli anche molto piccoli. Per tale ragione il racconto di questa giovane donna di Latina ha destato preoccupazione e attenzione. La sua è una vicenda che nasce nel periodo immediatamente successivo alla pandemia e tutti gli osservatori avevano rilevato un incremento di casi di stalking e di violenze domestiche durante il periodo pandemica. Dunque la realtà dei numeri attuali è sovrapponibile alle pessime previsioni del 2020. Un caso che diventa quindi una sorta di cartina di tornasole di cosa è cambiato in peggio nella vita quotidiana di molte donne. Nello specifico Silvia ha avuto i primi problemi a febbraio del 2021, quando ha lasciato la casa presa in affitto con quello che stava diventando il suo ex compagno per i problemi che lui aveva con la tossicodipendenza. Lei è tornata a vivere con i genitori e contemporaneamente sono iniziate le telefonate in serie, i messaggi, un'ossessiva osservazione dei profili social sia delle ragazza che delle persone che frequentava.

«Ti renderò la vita impossibile», è scritto in uno dei messaggi che Silvia conserva e che in larga parte ha allegato alle sue denunce. Una frase uguale a quelle che si ritrovano in decine di procedimenti giudiziari che si rifanno al codice rosso e prevedono l'applicazione di misure restrittive della libertà di movimento degli aggressori, con divieto di avvicinamento alla vittima. Un modo per evitare il contatto e dunque ulteriori aggressioni fisiche oltre a quelle verbali. Dove scappare? Anche Silvia se lo è chiesto. E sono decine le associazioni nate per il contrasto alla violenza di genere che si battono per avere nuovi spazi in cui poter ricavare case rifugio, luoghi di protezione per le donne e per i figli minori. Latina è stata capofila in questo tipo di intervento ma progetti simili vengono portati da molti anni a Cisterna di Latina, Terracina, Formia, Sabaudia, Aprilia, con uno sportello di ascolto anche per le donne immigrate, più restie a denunciare aggressioni fisiche dei loro compagni e mariti, in tanti casi perché temono problemi anche sullo stato civile di immigrate. E' possibile che nella sua connotazione di storia amara e violenta ciò che ha raccontato, non senza difficoltà, Silvia possa riaccendere i riflettori sulla necessità di aiutare le vittime di stalking con una rete di assistenza sociale e psicologica oltre agli interventi previsti dal codice e divenuti stringenti ed efficaci soprattutto per la celerità con cui vengono emessi. Nelle situazioni di estremo pericolo i divieti vengono autorizzati anche ad horas rispetto alle denunce delle vittime di aggressioni. Ciò che va emergendo con sempre maggiore frequenza e che è anche parte di questa storia afferisce le intrusioni sui profili social, una persecuzione che passa attraverso continue intrusioni sulle pagine della vittima, della sua famiglia, degli amici, capace di trasformarsi in un ver e proprio incubo.