Ha confermato in aula che è stato lui ad aprire il fuoco e a sparargli. Nel corso dell'incidente probatorio che si è svolto in Tribunale, il marocchino ferito da un colpo di pistola all'addome in via Londra ha indicato Cesare De Rosa quale autore del tentato omicidio. L'esame si è svolto davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Molfese ed era stato richiesto dalla Procura e dal pubblico ministero Valerio De Luca, titolare del fascicolo, per cristallizzare e quindi «blindare» una prova che rischiava di deteriorarsi o poteva subire dei condizionamenti come la testimonianza dell'uomo. Durante l'esame il cittadino straniero, un senzatetto, ha spiegato di essere stato ferito a quanto pare per una questione legata all'occupazione del garage e che la sequenza si è consumata in pochi istanti mentre si trovava insieme ad un connazionale. Se da un lato la vittima degli spari ha confermato la ricostruzione degli inquirenti, l'altro testimone chiamato a deporre non ha invece riconosciuto De Rosa quale autore dell'agguato.

L'episodio su cui la Polizia aveva fatto luce era avvenuto il pomeriggio dello scorso 16 aprile. Erano stati gli agenti della Squadra Mobile ad arrestare il presunto responsabile contestando il reato di tentato omicidio. Nell'immediatezza dei fatti, sulla scorta delle prime dichiarazioni rilasciate dalla vittima, le indagini si erano orientate sul 28enne di Latina. Il cittadino nordafricano era insieme ad un connazionale e a quanto pare si erano sistemati nel garage di uno stabile abbandonato: prima sono stati aggrediti verbalmente con una serie di minacce e in un secondo momento l'indagato è tornato, ha premuto il grilletto e ha ferito uno dei due. De Rosa, che nell'immediatezza dei fatti era riuscito a far perdere le tracce, era stato arrestato alcuni giorni dopo, al termine di una vera e propria caccia all'uomo conclusa in provincia di Caserta: si era nascosto in casa di alcuni parenti. Nel corso dell'incidente probatorio, la parte offesa ha confermato quello che aveva detto subito dopo i fatti ai poliziotti e cioè che a sparare era stato il 28enne e quando il quadro clinico era migliorato, aveva aggiunto altri particolari emersi anche nel corso della deposizione in Tribunale.

I fatti contestati sono avvenuti quasi due mesi fa, un colpo di pistola sparato a bruciapelo aveva ferito il cittadino straniero mentre si trovava sotto i portici di uno stabile tra la chiesa di San Pietro e Paolo e le case popolari. Il marocchino era stato trasportato in ospedale e dopo un delicato intervento chirurgico era stato dichiarato fuori pericolo: il proiettile aveva attraversato l'addome sotto al costato, toccando anche alcuni organi.

In una manciata di minuti gli investigatori della Questura avevano individuato la vettura usata per la fuga, abbandonata a poca distanza dalla scena del crimine all'altezza del sottopasso di via Vespucci. Adesso nell'inchiesta si aggiunge un nuovo tassello investigativo.