Alcuni dei personaggi chiave dell'inchiesta Giano con cui i carabinieri hanno smantellato una vasta rete di trafficanti di droga, erano veri e propri registi che per molti anni erano riusciti a restare dietro le quinte, in apparenza al riparo dalle attenzioni degli investigatori. Personaggi di spicco della criminalità locale, i cui nomi erano rimbalzati di recente nell'ambito di un'altra inchiesta che indirettamente aveva confermato la portata dei loro traffici, prima ancora che si chiudesse il lavoro degli inquirenti. Parliamo dell'operazione Alba Pontina, nella quale vengono descritte le sottrazioni furtive di partite di droga ai fornitori che avevano consentito alla famiglia di Armando Di Silvio detto Lallà, di moltiplicare il volume degli affari e scalare rapidamente i vertici della malavita pontina.

I due personaggi "frodati" dagli zingari, in epoca di poco antecedente all'indagine dei Carabinieri, sono Pasquale D'Alterio di 70 anni di Fondi, finito agli arresti domiciliari, e Franco Marongiu di 54 anni di Sezze, uno dei nove destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Di loro hanno parlato i collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo che poi erano coloro i quali, all'epoca affiliati alla famiglia di Lallà, si prodigavano di sottrarre le scorte di cocaina ai fornitori, senza pagarli, con una sorta di scippi, così da consentire ai Di Silvio di evitare il costo di acquisto della droga. Manovre che naturalmente non erano ben viste dagli altri gruppi criminali, ma che le vittime era costrette a trattare con la delicatezza del caso per non alimentare pericolosi contrasti con i Di Silvio. Al di là di come siano andate a finire le cose, questi episodi confermano la portata dei traffici illeciti scoperti dai Carabinieri nel corso delle indagini.

La posizione più particolare è quella di Marongiu, che da anni sembrava ormai uscito di scena. A derubarlo della droga era stato Pugliese con uno dei figli di Lallà, ma di lui l'attuale pentito ricordava a mala pena il nome. «Ferdinando Pupetto Di Silvio mi disse che la gente ci temeva ma non riuscivamo a fare soldi con questo spaccio al dettaglio - ha dichiarato Pugliese nel corso di uno degli interrogatori - Io proposi di aiutarli e cercai contatti per acquistare fraudolentemente droga. Trovai, tramite Pellerani Ermes, una persona sarda di Sezze che mi fornì un kg di cocaina, una persona di circa 50 anni. Era una persona ai domiciliari, potrebbe chiamarsi Marongiu ma potrei sbagliarmi, era una persona dì spicco. La droga avrei dovuto pagarla 40.000 euro più mille per il trasporto. Il mio intento era fare una truffa...». E infatti una volta preso il panetto di cocaina da un chilo, riuscì a scappare col complice che lo aspettava fuori.

Un episodio analogo si è registrato con Pasquale D'Alterio, a lui Pugliese era stato dirottato dal fratello Giuseppe D'Alterio detto Peppe "Marocchino" amico di suo padre Cha Cha Di Silvio. In ballo c'erano anche quaranta chili di hascisc, ma Pugliese trattò per la cocaina, da pagare ventimila euro al chilo: la consegna avvenne a Latina, ma anche in quel caso dopo avere preso la droga l'attuale pentito riuscì a scappare in scooter. «Quindi andammo a Campo Boario, dove ci attendeva Armando Di silvio che era d0accordo anche per proteggermi in quanto figlio di Cha Cha» aveva dichiarato al riguardo Pugliese.