Una parte del mondo della politica irrompe nel processo sul voto di scambio. Quasi la totalità dell'udienza di ieri in Tribunale è stata dedicata all'analisi delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, a partire dal 2016. In aula la ricostruzione che i pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro hanno offerto nel corso della testimonianza del Capo della Mobile di Latina, Giuseppe Pontecorvo, tocca più procedimenti penali. Il focus ha riguardato il processo Scheggia per le elezioni comunali a Terracina del 2016 e il voto di scambio alle comunali di Latina di sei anni fa. L'obiettivo degli inquirenti è introdurre la figura di Agostino Riccardo, collaboratore di giustizia ex affiliato al clan Di Silvio, dell'ala riconducibile ad Armando Lallà Di Silvio. La pubblica accusa ha contestualizzato il ruolo del pentito, ritenuto una figura di riferimento sotto il profilo elettorale, secondo il ragionamento dei pm. Le difese dei due imputati hanno ribattuto con diverse eccezioni e hanno puntato a riportare il processo tra i binari delle accuse contestate ai due imputati e non di deviare su altri scenari investigativi.

«Questo è un altro processo, non è Scheggia», ha detto in aula uno dei difensori. L'accusa invece ha sostenuto che le basi dell'inchiesta sono solide e si intersecano con gli altri due procedimenti penali dove gli inquirenti hanno indagato i rapporti tra clan e politica. Ed è qui che emerge il ruolo di Riccardo. Il dirigente della Squadra Mobile ha fatto riferimento alle chat di Riccardo nel processo Scheggia, quando prende accordi - ha spiegato - con Umberto Pagliaroli. Ha osservato che il clan Di Silvio ha «gestito» sotto il profilo elettorale più personaggi politici.

Nel dettaglio del processo per il voto di scambio il dirigente ha parlato dei contatti avvenuti tra il 28 maggio e l'8 giugno del 2016 tra Agostino Riccardo, un'utenza in uso all'imprenditore Raffaele Del Prete ed Emanuele Forzan, i due imputati. Le difese hanno chiesto espressamente se i rispettivi assistiti avessero avuto contatti con la famiglia Di Silvio e la risposta è stata sempre la stessa: «No».

All'epoca dei fatti gli inquirenti hanno sostenuto che il collaboratore di giustizia era un membro del clan e si era occupato della gestione delle campagne elettorali. Nel corso della deposizione è stato preso in esame anche un episodio, quando Forzan denunciò il danneggiamento del point «Noi con Salvini» in via Milazzo avvenuto nel 2016. Rispetto alle altre udienze il processo è stato più frammentato per le opposizioni presentate dalle difese e il botta e risposta molto serrato con l'accusa. Davanti al Collegio penale presieduto dal giudice Francesco Valentini, è stato poi il turno di un agente della Mobile che aveva seguito le indagini di Alba pontina e Scheggia e ha riferito di tre contatti tra il pentito e gli imputati. Il processo è stato rinviato al 13 settembre, quando saranno ascoltati i Carabinieri che si sono occupati dell'indagine Touchdown. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Michele Scognamiglio, Pietro Parente, Kristalia Papaevangeliu.