Entro i termini fissati dal giudice per le indagini preliminari che aveva negato la proroga delle investigazioni, il sostituto procuratore Valentina Giammaria ha emesso il decreto di conclusione dell'inchiesta e si appresta ora a formulare la richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione per i carabinieri tirati in ballo dal collaboratore di giustizia Maurizio Zuppardo, indiziati di avere ripagato con la droga e trattamenti di favore le soffiate che forniva quando era stato un loro informatore. Un'inchiesta che, alla luce della pronuncia del Tribunale del Riesame sulla tenuta delle esigenze cautelari, ha subito una sensibile sfoltita: se inizialmente erano otto i militari indagati a vario titolo, ne restano ora cinque nel procedimento che coinvolge anche lo stesso Zuppardo. Un elenco di nomi nel quale potrebbe aggiungersi nuovamente uno degli ufficiali, per il quale alcuni capi d'imputazione sono prescritti, mentre per altri non sarebbero ancora scaduti i termini per la chiusura dell'indagine preliminare.


Stando a quanto emerge dagli atti firmati dal pubblico ministero Giammaria e dallo stesso procuratore Giuseppe De Falco che ha coordinato l'attività inquirente, la Procura sta procedendo con l'archiviazione di quegli episodi per i quali è ormai prossima, se non acclarata la prescrizione. Vale a dire i fatti più datati tra quelli narrati dal collaboratore di giustizia. Le sue rivelazioni tirano in ballo una serie di carabinieri, investigatori della Compagnia di Latina che si sono alternati negli uffici deputati alle indagini di polizia giudiziaria e nel corso del tempo si sono avvalsi delle sue soffiate per compiere operazioni antidroga. Sostiene Zuppardo che in cambio di informazioni di reato che avevano prodotto arresti e denunce, i militari dell'Arma gli avrebbero assicurato sistematicamente una parte della droga sequestrata durante le perquisizioni.
Sostanzialmente restano in piedi solo i fatti più recenti, quelli contestati a un brigadiere e a un capitano che hanno gestito Zuppardo come informatore poco tempo prima che si "pentisse" tre anni fa. Sono due le operazioni antidroga contestate, una delle quali avrebbe coinvolto anche un terzo brigadiere.
C'è poi la vicenda dei panini scambiati per panetti, che tira in ballo un altro brigadiere ancora, uno dei Carabinieri coinvolti nelle vicende più vecchie, intercettato lo scorso anno durante una perquisizione in casa di uno spacciatore di Sezze. Non si tratta di un episodio rivelato dal pentito, ma emerso durante gli accertamenti a carico degli indiziati, frutto di un evidente equivoco degli investigatori dei Carabinieri di Roma che hanno ascoltato l'intercettazione: a fine operazione, parlando al telefono con un capitano suo comandante dell'epoca che lo stava raggiungendo in caserma, il militare avrebbe parlato dei panini che stava preparando, ma secondo l'accusa avrebbe chiesto all'ufficiale di nascondere panini, da interpretare come panetti. Solo uno dei tanti aspetti che non quadrano nell'inchiesta a carico dei carabinieri accusati da Zuppardo, smentiti anche dalle indagini difensive svolte in questi mesi dai legali degli indagati, condizionata dal mancato accoglimento delle misure cautelari da parte del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario.