Il Comune di Latina ha messo in campo un efficace piano di gestione dell'emergenza sociale causata dal mega incendio che ha interessato il campo nomadi nell'ex centro di accoglienza Al Karama di strada Monfalcone, tra i borghi Montello e Bainsizza. Proprio l'ente locale fa sapere che sono 87 le persone evacuate, di cui 28 bambini, per un totale di 18 nuclei familiari. Per gestire l'accoglienza è stato attivatp il Centro Operativo Comunale (Coc) e l'amministrazione è in costante contatto con la Asl di Latina poiché cinque donne sono in stato di gravidanza, due delle quali sono prossime al parto. A queste si aggiungono altre persone bisognose di cure. I pasti sono garantiti fino a domani sera dalla Caritas, poi sarà Dussmann Service a fornire pasti sporzionati, dapprima solo a pranzo e da mercoledì anche a cena. Le attività di logistica, come il reperimento di brandine, lenzuola, asciugamani e altro, sono affidate alla Protezione Civile comunale, mentre la Protezione Civile della Regione Lazio si sta occupando di fornire un'autobotte con quattro docce. Supporto è arrivato anche dall'associazione Famiglia Migrante che ha fornito il vestiario, visto che molte persone sono fuggite dalle fiamme senza riuscire a prendere alcun ricambio di vestiti e alcuni bambini non avevano nemmeno le scarpe.

Il Pronto Intervento Sociale e il Servizio Welfare si stanno occupando del censimento, della distribuzione dei pasti e dei capi d'abbigliamento e della risoluzione di qualsiasi tipo di problematica dovesse emergere.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Diocesi, che ha contribuito all'assistenza degli sfollati e invita e guardare oltre la difficoltà del momento. «La diocesi pontina sin da subito si è attivata per il supporto necessario, e per questo ringraziamo i nostri operatori e volontari della Caritas diocesana e dell'Ufficio Migrantes, i quali coordinandosi con le Istituzioni pubbliche stanno fornendo agli sfollati per questi primi giorni i pasti, attraverso la nostra mensa cittadina di Latina, e ogni altra assistenza materiale - si legge in una nota - Tuttavia, trascorsa la prima fase emergenziale, deve tornare al centro della discussione, nelle sedi proprie, oltre che nel dibattito pubblico, il tema della sistemazione di queste famiglie, che da troppo vivono nel degrado nel campo Al Karama. Attualmente queste persone sono sistemate nell'area Ex Rossi Sud, ma urge quanto prima un serio, concreto e valido progetto che punti alla loro integrazione, nel rispetto della loro tradizione e cultura. D'altronde, molti dei "residenti" di Al Karama, lavorano con regolari contratti, specie nell'agricoltura, provvedendo così al sostentamento delle loro famiglie. La loro dignitosa sistemazione sarà un passo importante per il superamento di una condizione di emarginazione e di degrado che sconta anche il pregiudizio di tanti».