Ha cercato di difendere le proprie casse da una sfilza di errori ma alla fine il Comune di Latina è rimasto stritolato dal contenzioso sulle tariffe per il conferimento dei rifiuti presso l'impianto Rida di Aprilia. L'ente non ha saldato le quote stabilite dalla Regione per gli anni dal 2012 al 2015 inclusi. E nei giorni scorsi è stata notificata la sentenza con cui viene condannato dal Tribunale di Roma a pagare 2,5 milioni di euro alla Rida. L'amministrazione, intimata a pagare, si era difesa con due argomentazioni di fondo. La prima riguardava il fatto che, in realtà, la tariffa di conferimento pur essendo definita da «mercato libero» era imposta poiché non vi sono altri impianti in cui conferire, quindi era impossibile scegliere davvero; la seconda riguardava la retroattività degli adeguamenti tariffari, tutti stabiliti dalla Regione come previsto dalla legge. In altri termini: ciascun Comune può scegliere in quale impianto conferire nell'ambito della stessa provincia, le tariffe vengono stabilite dalla Regione per evitare speculazioni.

Tra il 2012 e il 2015 il Comune di Latina fece molte resistenze e chiese più volte spiegazioni sulla tariffa e relativi adeguamenti. Tuttavia nelle more delle richieste di chiarimento il debito è cresciuto e la società Rida ha fatto valere le norme regionali, inclusa la loro retroattività. Ricordano i giudici nella sentenza che «a seguito dei provvedimenti regionali che si erano succeduti nel tempo la tariffa definitiva di accesso per i conferimenti dei rifiuti all'impianto Rida era stata determinata come segue: per l'anno 2012 107,41 euro a tonnellata; per l'anno 2013 112,67 euro a tonnellata; per l'anno 2014 119,43 euro a tonnellata; per l'anno 2015 124,09 euro a tonnellata». A chiarire l'ammontare delle tariffe era stata una determina della Regione Lazio del 7 luglio 2015, contenente anche il benefit spettante al Comune ospitante l'impianto, ossia quello di Aprilia, nonché quanto spetta al Comune di San Vittore del Lazio che riceve il residuo di lavorazione. Ancora quella determina stabiliva la differenza delle somme dovute dal Comune di Latina per i conguagli derivanti da quanto l'ente aveva pagato e previsto in bilancio e quanto stabilito negli aumenti ex post dalla Regione Lazio.

Di fatto il Comune si è trovato di fronte ad una maggiore spesa di conferimento a far data dal 2015 e per gli anni precedenti, fino al 2012. Tutte le eccezioni dell'amministrazione sono state respinte, anche quella sugli interessi maturati dal 2012, nonostante il chiarimento sulla tariffa sia arrivato nel 2015. E così l'originaria richiesta della Rida di pagare poco meno di 2,2 milioni di euro è salita a due milioni e mezzo proprio per la rivalutazione degli interessi dovuti sul ritardato pagamento. La sentenza esclude altresì in maniera categorica che il Comune fosse parte debole del contratto in quanto non aveva alternative (altre strutture abilitate). L'unica smagliatura in qualche modo riconosciuta è l'adeguamento delle tariffe fatto dalla Regione in modo reatroattivo, ma quell'atto non risulta impugnato dunque è pienamente vigente.