L'agguato a Gustavo Bardellino, le parole del parroco di Formia sulla pervasività della camorra, la nomina delle Commissioni d'accesso ad Anzio e Nettuno: una serie di tasselli messi in fila hanno spinto la Commissione Affari istituzionali della Regione Lazio a convocare in audizione i sindaci del sud pontino, oltre che di anzio e Nettuno, e le associazioni Agende rosse, Caponnetto, Libera e Articolo 21 per approfondire gli ultimi fatti di cronaca e analizzare il fenomeno anche sotto il profilo sociale ed economico. Tra i sindaci un po' di defezioni di troppo ma quelli che c'erano hanno ammesso l'esistenza del problema da affrontare insieme e con maggiori risorse di uomini e mezzi sul fronte investigativo.

Ad aprire i lavori è stato il Presidente dell'Osservatorio regionale per la sicurezza e la legalità Gianpiero Cioffredi, che ha illustrato una dettagliata relazione sulle ultime inchieste giudiziarie richiamando l'attenzione sulla necessità di evitare negazionismi e sottovalutazioni da parte delle amministrazioni locali. Il consigliere Pino Simeone ha ribadito che sussiste nel sud pontino e a Formia una presenza consolidata di famiglie legate alla criminalità organizzata e che si tratta di una zona cuscinetto, come tale nelle mire di clan campani e organizzazione romane. La consigliera Gaia Pernarella ha invitato tutti a intraprendere una strada di contrasto comune e sottolineato un cambiamento di atteggiamento dei sindaci, che nell'audizione precedente avevano sostanzialmente negato il problema, con l'unica eccezione dell'ex primo cittadino di Formia, Paola Villa, ieri presente nel pubblico. Per il consigliere Salvatore La Penna la provincia di Latina è nel mirino delle organizzazioni criminali e sconta una fragilità economica ed occupazionale di cui bisogna tener conto, come fanno le iniziative i protocolli siglati dalla Prefettura di Latina e dalla Regione Lazio con Dia e Dda. Prudenza ma ammissione del bubbone da parte dei sindaci. Il primo cittadino di Minturno ha detto che vanno potenziati i presidi investigativi sul territorio, mentre il suo collega di Aprilia ha ribadito come ogni amministrazione deve mettere in campo gli anticorpi delle leggi di cui dispongono gli enti locali con l'aiuto delle forze dell'ordine. Disponibilità a collaborare con gli apparati investigativi è stata dichiarata dal sindaco di Formia.

Le associazioni presenti hanno evidenziato una serie di lacune nell'azione di contrasto posta in essere fino a questo momento, perché proprio le ultime indagini hanno messo in luce la penetrabilità degli apparati politici e burocratici, per esempio nelle due città di Anzio e Nettuno. In molti interventi è stato evidenziato come il progressivo smantellamento delle sedi giudiziarie presenti sul territorio e la revisione della geografia degli uffici giudiziari abbiano inciso sulla qualità e la quantità delle indagini spalmate sul territorio, pur riconoscendo il valore delle ultime operazioni contro clan autoctoni ed esogeni. Nel complesso dalla Commissione si è levata la richiesta di istituire una sezione della Dda in provincia di Latina oltre al potenziamento della squadra mobile e delle sezioni investigative specializzate della guardia di finanza e dei carabinieri, poiché uno dei pericoli maggiori arriva dagli investimenti sospetti e dall'ingresso in quote dell'economia legale, resa più fragile dalla crisi dovuta al blocco della pandemia. I contributi al lavoro della commisisone e le audizioni saranno disponibili sul sito della Regione Lazio quale spunto anche per le altre istituzioni locali e per avviare un percorso di approfondimento sul fenomeno della criminalità organizzata stabilmente presente in provincia.