Damiano Coletta ha deciso: presenterà ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensiva della sentenza con cui il Tar ha annullato la proclamazione di sindaco e Consiglio comunale.

Un atto con cui l'ex primo cittadino punterà ad ottenere una sospensiva urgente, su cui il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi in brevissimo tempo, pochi giorni. Due gli scenari possibili. Il primo è che il ricorso verrà accolto e che quindi tutto resterà invariato: Coletta resterebbe sindaco di Latina, così come tutti i consiglieri eletti continuerebbero a rivestire la loro carica. Il secondo, invece, vedrebbe il ricorso rigettato e quindi si procederà così come stabilito dal Tar: si tornerà alle urne in 22 sezioni entro 60 giorni e fino ad allora il Comune sarà guidato da un commissario straordinario nominato dal Prefetto Maurizio Falco.

Il ricorso in questione sarà presentato dal solo Damiano Coletta e non dal Comune, decisione presa sia perché è ormai decaduto dalla carica, sia per una questione istituzionale. La sentenza del Tar parla infatti di possibili brogli elettorali e non sarebbe giusto esporre l'ente in una questione che, ormai, è diventata puramente politica.

In questo caso, naturalmente, non c'è Cassazione: la decisione del Consiglio di Stato sarà definitiva.

Alla base della decisione di Coletta, ci sono altri ricorsi simili e presentati da altri sindaci, come quello di Siracusa, da lui citato durante la conferenza indetta nella serata di venerdì, poche ore dopo la pubblicazione della sentenza del Tar. In questo specifico caso, il ricorso del sindaco di Siracusa è stato accolto, in quanto le operazioni elettorali non potevano essere annullate per il solo presunto ricorso al sistema della cosiddetta scheda ballerina. Per sintetizzare: il sospetto dell'utilizzo fraudolento delle schede elettorali non è sufficiente se non ci sono riscontri oggettivi a sostegno delle accuse.
La questione sarà comunque risolta nei prossimi giorni, forse già lunedì stesso, quando il Consiglio di Stato deciderà se bisognerà tornare o meno alle urne.