E' fissato ad ottobre davanti al Collegio penale del Tribunale il processo nei confronti di un giovane tunisino di 27 anni, Raed Khardani, accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna di origine straniera, si tratta di una prostituita, minacciata e violentata dal presunto responsabile dei fatti. Tra gli altri reati ipotizzati nel capo di imputazione viene contestato anche lo stalking. Gli episodi che sono finiti al centro del processo erano avvenuti il 25 novembre del 2020 in via del Crocifisso nella zona di Borgo Piave alle porte della città. Come sostenuto dal magistrato inquirente Daria Monsurrò, il 27enne in una circostanza ha colpito con calci e pugni la donna e sotto la minaccia di un coltello, ha costretto la parte offesa a subire atti sessuali. «Dopo essersi appartato per consumare un rapporto sessuale a pagamento, ha costretto la donna con una serie di minacce - ha sostenuto il magistrato - a subire un rapporto sessuale non protetto». Nei confronti dell'imputato è stato contestato anche il furto perchè mentre la donna si stava rivestendo e approfittando di un momento di distrazione, le ha preso la borsa che conteneva la somma di 300 euro. Infine la Procura ha ipotizzato anche le lesioni personali colpose (la vittima aveva riportato una prognosi di 10 giorni).
La parte offesa una donna di 22 anni che aveva fatto ricorso alle cure dello staff sanitario del Santa Maria Goretti di Latina ed era stata sottoposta ad un'accurata visita medica. Subito dopo i fatti quando aveva ricostruito la drammatica sequenza alla Polizia era apparsa spaventata.
Tra le fonti di prova raccolte oltre all'informativa redatta dagli agenti della seconda sezione della Squadra Mobile anche gli accertamenti tecnici irripetibili per la comparazione genetica, il verbale di sequestro di materiale sulla persona offesa e il prelievo di materiale biologico a cui si è sottoposto l'imputato individuato nel corso di una brillante indagine condotta dagli agenti della Questura di Latina.
Una volta ricevuta la segnalazione, in meno di 24 ore gli investigatori erano riusciti a chiudere il cerchio e il 27enne era finito in manette con una accusa molto pesante. Diversi uffici di Polizia erano stati coinvolti per risalire all'uomo: dalla Squadra Volante che aveva ascoltato la vittima e aveva raccolto le prime informazioni, alla Squadra Mobile che aveva acquisito gli elementi per fermare il giovane prima che colpisse ancora, fino ai riscontri raccolti dalla Scientifica. Il presunto autore era stato bloccato in linea d'aria a una manciata di chilometri di distanza da dove era avvenuta la violenza, nelle campagne di Borgo Bainsizza. I successivi accertamenti medici avevano permesso in un secondo momento di documentare gli ematomi sul corpo della ragazza e anche che il rapporto sessuale non era stato protetto.
Non era stata facile l'indagine, a partire dalla difficoltà della 22enne che a stento parlava l'italiano, i poliziotti erano comunque riusciti a isolare una pista e una volta che avevano mostrato l'album fotografico con una immagine dell'uomo, la parte offesa lo aveva riconosciuto. L'imputato è difeso dall'avvocato Alessandro Farau.