Se da un lato il mistero è stato risolto grazie all'esito delle analisi arrivate dal laboratorio, resta ancora da sciogliere un dubbio. Come sono finiti i resti animali (un fegato e un rene) alla Marina di Latina, tra la scogliera di Foce Verde e nell'acqua a pochi passi dalla riva?
Fino a qualche settimana fa il misterioso e macabro ritrovamento rischiava di diventare il giallo dell'estate, accompagnato da una buona dose di preoccupazione e dubbi. Adesso non resta che cercare di capire chi possa aver lasciato i resti a poca distanza dai bagnanti e se si sia trattato di un'azione eclatante con cui l'autore cercava di visibilità e richiamare attenzione mediatica, oppure se più semplicemente non sia stata la scelta di qualcuno che ha lasciato i resti animali, in particolare fegato e rene per la riproduzione di vermi per la pesca da rivendere poi sul mercato. Al vaglio c'è l'ipotesi pastura per i vermi. E' una strada che esplorano gli investigatori della Capitaneria di Porto di Terracina della sezione di Rio Martino delegati dalla Procura. A distanza di quasi un mese dalla scoperta, le risposte definitive sia del medico legale che dell'anatomo patologo che di un genetista, fortunatamente hanno escluso che il fegato e il rene appartenessero ad un uomo o una donna. Gli organi sono di origine animale. Gli inquirenti avevano preso in esame anche l'ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti organici.
Era stata la Procura di Latina a dare l'ufficialità alcuni giorni fa con una nota firmata direttamente dal Procuratore Capo Giuseppe de Falco. L'esito dei risultati preliminari degli accertamenti di biologia molecolare, nonchè di natura anatomo patologica disposti dal pubblico ministero Daria Monsurrò, avevano azzerato l'ipotesi più inquietante.