Condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione nei confronti di Moreno Bottan, 34 anni di Latina, un insospettabile arrestato lo scorso marzo nel corso di un mirato servizio di controllo del territorio da parte della Polizia con oltre un chilo di droga. E' ritenuto il presunto responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La sentenza è stata emessa ieri dal giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Latina Giuseppe Cario al termine della camera di consiglio nei confronti dell'imputato che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato - un giudizio previsto dal codice che prevede la riduzione di un terzo della pena in base agli elementi raccolti in fase di indagini preliminari.

La Polizia durante l'attività scattata alle porte della città, aveva recuperato complessivamente 900 grammi di hashish, 300 grammi di cocaina e 200 grammi di marijuana. E infine materiale per il confezionamento delle dosi e documentazioni che hanno portato ad ipotizzare l'attività di spaccio da parte del 34enne. Sulla scorta di questo sequestro era scattato l'arresto e ieri si è definitivamente concluso il processo in Tribunale.

L'imputato era difeso dagli avvocati Gaetano Marino e Francesco Pisani che nel corso del loro intervento hanno tentato di scardinare l'impianto accusatorio dopo che in aula il pubblico ministero Giuseppe Miliano aveva ricostruito i fatti chiedendo la condanna a sei anni e dieci mesi di reclusione.

L'attività investigativa era stata condotta nel corso di un servizio congiunto di Squadra Mobile di Latina e Roma e nel corso di una perquisizione nell'abitazione di Bottan era stata trovata la sostanza stupefacente.

L'operazione era scattata nell'ambito dei controlli per prevenire lo spaccio durante dei mirati servizi predisposti dal Questore di Latina Michele Maria Spina e i sospetti si erano rivelati fondati.

Era stato in un secondo momento il giudice per le indagini preliminari Pierpaolo Bortone a convalidare l'arresto emettendo la misura restrittiva del carcere, ritenuta la più congrua sulla scorta della condotta contestata e anche dell'ingente quantitativo ritrovato.

In sede di interrogatorio il 34enne aveva risposto alle domande del magistrato limitandosi ad attribuirsi il possesso dello stupefacente, ma senza fornire elementi e dettagli sulla provenienza.

Inoltre il 34enne aveva dichiarato di avere attraversato un periodo di grande difficoltà finanziaria ed è per questo che si sarebbe improvvisato pusher per assicurarsi un guadagno. Quando saranno depositate le motivazioni della sentenza la difesa dell'imputato presenterà ricorso davanti ai giudici della Corte d'Appello.