L'omicidio di Luca Palli, commesso nel tardo pomeriggio del 10 dicembre 2019, in mezzo alla strada, fu un omicidio premeditato.
La parola fine sul caso arriva dalla Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso straordinario di uno dei due condannati, Massimiliano Sparacio (condannato a 30 anni insieme al complice Vittorio De Luca) contro la sentenza della stessa Corte che l'anno scorso (14 maggio 2021) aveva confermato in terzo grado la condanna di entrambi.
Nel suo ricorso Sparacio - rappresentato dall'avvocato Daniele Tuffali - contestava che la Corte «non si sarebbe pronunciata sul quarto motivo di ricorso... con il quale era stata censurata la sentenza di secondo grado per aver ritenuto la sussistenza della circostanza aggravante della premeditazione; difatti, la decisione impugnata si sarebbe limitata a riportare il motivo in discorso e ad elencare per sommi capi gli elementi valorizzati dalla Corte territoriale al fine di ritenere sussistente la premeditazione, senza nulla aggiungere rispetto alle puntuali doglianze avanzate sul punto, che sarebbero rimaste senza risposta». Per la Corte invece, l'esame del punto non solo è stato fatto, ma è stato anche riportato in sentenza: «gli elementi sulla scorta dei quali i Giudici di merito avevano disatteso le allegazioni mosse con il gravame (in relazione alla circostanza in discorso), evidenziando come essi trovassero ‘logica conferma' nelle dichiarazioni rese dal De Luca, dopo il fatto, alla convivente».