Ci sono sviluppi e un nuovo arresto per quanto riguarda l'omicidio di Leonardo Muratovic, avvenuto ad Anzio davanti al locale notturno "La Bodeguita" il 19 luglio scorso e per il quale erano già finiti in manette i fratelli di origine magrebina Adam e Ahmed Eddrissi. Il terzo fermato è un giovane classe 1995, tunisino, nato e cresciuto ad Aprilia dove risiede, già noto alle forze dell'ordine per lesioni e spaccio. Il giovane, soprannominato Suzu (H.A. O. le iniziali visto che le generalità non sono state fornite dagli organi inquirenti). 


Il tunisino è accusato di aver preso parte all'accoltellamento del giovane pugile al culmine di una rissa scaturita, a quanto pare, perché a Muratovic, a detta dei tre interrogati, era stato intimato  di allontanarsi, motivo che ha scatenato la lite all'esterno. Ma su quanto sia accaduto effettivamente al di fuori del locale e su chi sia stato effettivamente a sferrare il fendente mortale con il coltello, ancora si brancola nel buio. Le risultanze investigative finora acquisite hanno restituito un impianto accusatorio che vede infatti diversi soggetti presenti al momento dell'aggressione del gruppo, composto sicuramente da ulteriori persone, non nei confronti di una opposta fazione ma verso un unico individuo, disarmato e non legato ad ambienti criminali, al contrario degli oppositori rivelatisi un pericoloso sodalizio presente sul territorio di Anzio.

I 3 soggetti di origini maghrebine ma di nascita italiana, sono gravemente indiziati di aver aggredito con pugni e schiaffi il Muratovic, per poi colpirlo con armi da taglio al petto ed al fianco, cagionandone la morte. In particolare è stato Ahmed Eddrissi  a confessare di aver sferrato la coltellata al petto che ha provocato il decesso della vittima, mentre il fratello Adam e l'amico detto "Suzu" sono stati sempre presenti e partecipi sin dall'inizio delle prime minacce proferite alla vittima (evidentemente figlie di pregressi attriti), tanto che il trio viene ripreso pure successivamente da una telecamera del Comune di Anzio presente in zona, mentre fuggono insieme. 


Fondamentali sono risultate alcune testimonianze, seppur reticenti e contraddittorie, ma univoche nell'indicare la partecipazione dei tre alle fasi antecedenti, concomitanti e soprattutto successive all'aggressione: nessuno ha però indicato o visto l'autore o gli autori delle due coltellate, presumibilmente, anche secondo i riscontri autoptici, inferte da due coltelli diversi e di conseguenza da due persone differenti.