La demolizione e la chiusura dell'hotel Grotta di Tiberio è stata evitata e la sorte dell'ordine di demolizione totale emesso a maggio scorso dal comandante del settore tecnico si deciderà solo alla fine dell'estate. E' stata infatti fissata per il 14 settembre prossimo l'udienza nella quale si discuterà del ricorso presentato dalla proprietà dell'hotel e con il quale si chiede l'annullamento, previa sospensiva, dell'ordine di abbattimento che, come si sa, riguarda l'intero complesso. L'autore del ricorso, Aldo Erasmo Chinappi, contesta sia la determina dirigenziale che la contestuale ingiunzione, sostenendo l'illegittimità del provvedimento perché sarebbero trascorsi 16 anni dall'avvenuta esecuzione dei lavori. In realtà i vicini, i coniugi Tursi-Miele, fin dal 2007 avevano chiesto, con ricorso al Tar l'annullamento della concessione edilizia in sanatoria datata 26 giugno 1992 relativa alla discoteca-ristorante.

Fu chiesto altresì l'annullamento del permesso a costruire del 2004 relativo al progetto di riqualificazione della struttura produttiva Grotta di Tiberio, nonché della variante del 2005.
Le motivazioni per le quali l'Ufficio tecnico del Comune di Sperlonga ritiene che sia tutto da abbattere sono essenzialmente due: la costruzione (restyling di un vecchio ristorante-dancing) era così vicina alla Flacca che poteva incidere sulla «sicurezza del traffico»; e poi c'è il vincolo ambientale, poiché la struttura è a ridosso della battigia.

Lo spiega bene lo stesso l'ingegnere capo del Settore tecnico che ha firmato l'ordine di demolizione: «Tutto il complesso turistico ricettivo denominato ‘Grotta di Tiberio' edificato in virtù dei PDC (permessi a costruire ndc) 83/2004 e 52/2005, nonché ampliato sine titulo negli anni che vanno dal 2007 al 2011 è da considerarsi abusivo, sia che lo si voglia qualificare come intervento di ristrutturazione edilizia di un immobile già abusivo, sia che lo si qualifichi come nuova costruzione».
Nel caso in cui i giudici amministrativi dovessero accogliere la domanda cautelare di sospensiva non si potrà procedere all'abbattimento e alla confisca. Resta da capire come il comune, amministrato da un parente stretto del ricorrente, difenderà l'atto emesso a maggio scorso.