Otto agenti della polizia scientifica di Roma si sono presentati giovedì sera ad Anzio, precisamente sulla Riviera Mallozzi, nello specifico dove è partita la lite che ha portato all'omicidio di Leonardo Muratovic, ucciso davanti a La Bodeguita. E proprio nel locale di Anzio, ancora sotto sequestro, gli agenti della polizia scientifica si sono presentati in cerca di ulteriori indizi. Insomma le indagini non sono chiuse e probabilmente ci saranno nuovi arresti. Il personale ha eseguito rilievi notturni per sottolineature specifiche. In particolare i tecnici cercavano, con l'aiuto del luminol, tracce di sangue all'interno del locale per accertare tempi, dinamiche, momento dell'accoltellamento e verificare una serie di ipotesi investigative. La Polizia è convinta che siamo coinvolte, a vario titolo, altre persone in un omicidio in cui una banda di Anzio, definita dalla Questura radicata e nota sul territorio, ha aggredito il pugile 27enne, disarmato e solo.
Finora sono tre le persone finite in carcere per l'uccisione di Leonardo Muratovic. Dopo i fratelli Adam e Ahmed Ed Drissi (il primo ha confessato di essere stato l'esecutore materiale dell'omicidio) un terzo ragazzo è stato arrestato per aver preso parte all'aggressione mortale.
Il terzo arrestato è O.A.H., queste le sue iniziali, un ragazzo di 27 anni di cittadinanza tunisina ma nato e cresciuto ad Aprilia. Un volto noto alla forze dell'ordine. "Suzu", questo il suo soprannome, ha precedenti per lesioni personali e per droga. Gli investigatori della squadra mobile e del commissariato di Anzio-Nettuno, sono arrivati a lui dopo una lunga indagine. "Suzu" è accusato di omicidio in concorso. Secondo quanto ricostruito, avrebbe preso parte all'accoltellamento di Leonardo Muratovic insieme ai fratelli Adam e Ahmed Ed Drissi. Secondo la ricostruzione, Muratovic si era presentato nel locale frequentato dal gruppo dei due fratelli dal quale gli era stato intimato di allontanarsi, motivo che avrebbe scatenato la lite. Le risultanze investigative finora acquisite avrebbero restituito un impianto accusatorio che vede diverse persone presenti al momento dell'aggressione. Il gruppo dei fratelli Ed Drissi e "Suzu" era "composto sicuramente da ulteriori persone", ha spiegato la questura in una nota, con i violenti che avrebbero posto le loro attenzioni "non nei confronti di una opposta fazione ma verso un unico individuo, disarmato e non legato ad ambienti criminali, al contrario degli oppositori rivelatisi un pericoloso sodalizio presente sul territorio di Anzio".