E' sempre in bilico il piano regionale dei rifiuti e lo è (anche) perché la società Ecoambiente srl ne chiede l'annullamento e, per esso, la cancellazione della delibera della Giunta regionale contenente la pianificazione. Fermi restando tutti i dinieghi circa la sospensione degli effetti del piano rifiuti, sulla legittimità di quanto stabilito dalla Regione Lazio in quella che resta la materia più delicata tra quelle di competenza, la quinta sezione del Tar di Roma si pronuncerà nel merito della richiesta di Ecomambiente all'esito dell'udienza del prossimo 4 novembre.

Tra le principali parti in causa, oltre alla stessa Regione, c'è il Comune di Latina che con la società ha condiviso molti anni e moltissime scelte in fatto di gestione dei rifiuti oltre che della stessa discarica di Montello, oggi inattiva. Negli atti del fascicolo c'è la ricostruzione sia della lunga storia delle attività della società in relazione alla discarica, sia la motivazione più stringente riferita all'impianto di trattamento. Due elementi che nel ricorso si tengono. Da un lato infatti, come si sa, Ecoambiente srl ha presentato istanza di ampliamento della discarica di Borgo Montello, su cui è corrente la complessa procedura autorizzativa; d'altro canto si fa riferimento all'impianto che la società vuole realizzare e sullo sfondo resta il completamento della bonifica, considerata necessaria già dal 2005 per evitare il deterioramento ulteriore delle falde e che ad oggi non risulta ultimata. Anzi sulla responsabilità della bonifica c'è stato un altro, durissimo, braccio di ferro in sede giudiziaria che ha prodotto l'attribuzione ad Ecoambiente (e non anche ad Indeco) dell'onere di bonificare. In primo grado il Tribunale amministrativo aveva riconosciuto in capo ad Ecoambiente la responsabilità dell'intervento di bonifica ma quella sentenza è stata impugnata. Sempre in primo grado si era salvata dall'impegno a bonificare l'altra società che ha gestito i siti, ossia Indeco.

Dunque al momento nessuno procede con interventi di ripristino nella maxi discarica. Il Comune di Latina in quel procedimento si è costituito per difendere la legittimità della delibera con cui intimò ad entrambe le società di provvedere a mettere in sicurezza le falde di un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di inquinamento. La prima delibera di obbligo di bonifica risale ormai al febbraio del 2014 e in questi otto anni non è stato possibile fare grandi passi in avanti. Nel frattempo, appunto, è intervenuto il piano regionale dei rifiuti che viene considerato illegittimo da Ecoambiente in quanto scinde le due posizioni, ossia quella dell'ampliamento e quella della realizzazione dell'impianto di trattamento. Il piano regionale è del 2016 e contiene una tabella sugli impianti in base alla quale quelli esistenti alla data di emanazione del provvedimento erano già sufficienti al fabbisogno del territorio di riferimento. Per tale ragione non sarebbe necessario programmare la costruzione di ulteriori strutture di trattamento, mentre si potrebbe ipotizzare, secondo quanto «dibattuto» nel ricorso, una riconversione del patrimonio impiantistico di cui si dispone. Vale comunque sempre la pena ricordare cosa c'è di incompiuto: «...la corretta esecuzione dei lavori post chiusura dei pregressi dei lotti di discarica S1-S2-S3 e di messa in sicurezza del lotto S0 gestito anni orsono dal Comune di Latina e da altri».