Si è giocata sulle motivazioni e in punta di diritto la battaglia davanti ai giudici della Corte di Cassazione per il caso Guscio.

I magistrati della Suprema Corte avevano ribaltato tutto lo scorso aprile, accogliendo il ricorso presentato dalle difese avverso il sequestro bis dei conti correnti. Il ricorso era stato presentato da quattro imputati, dall'avvocato Luca Pietrosanti, da Simona Vescovo, Simone e Aldo Manenti. I magistrati avevano condiviso la prospettazione dei difensori, gli avvocati Renato Archidiacono, Tommaso Pietrocarlo, Franco Coppi, Silvia Buonomo, Enrico Quintavalle, Marco Fagiolo e Roberto Porcaro che hanno puntato sull'assenza dei presupposti cautelari del sequestro.
In quell'occasione la Suprema Corte aveva disposto l'invio degli atti ad una nuova sezione del Tribunale del Riesame che si deve pronunciare. La decisione ha rimesso nuovamente tutto in discussione in merito al sequestro di un milione e mezzo di euro, finito sotto chiave nelle pieghe dell'inchiesta dei pm Giuseppe Bontempo e Claudio De Lazzaro e condotta dalla Guardia di Finanza.

Il ricorso è stato accolto in certi limiti, come spiega la Cassazione che ha esaminato l'azione giudiziaria del collegio difensivo che aveva puntato sulla carenza delle motivazioni del Riesame e infine aveva messo in luce un'altro punto: il Tribunale di Latina non avrebbe considerato il lasso di tempo trascorso tra le consumazioni delle condotte e la prova di condotte degli indagati per occultare o disperdere il patrimonio. In un passaggio la Cassazione ha osservato che: «Il Tribunale di Latina ha ritenuto sussistente il pericolo che, in assenza di vincolo reale, i beni possono, nelle more del giudizio essere utilizzati o alienati, sfuggendo pertanto la futura ablazione immotivatamente». E in un altro passaggio ha osservato che «il Tribunale ha motivato solo apparentemente la sussistenza del periculum e ha messo a fondamento un rischio di dispersione del patrimonio dei ricorrenti affermato in termini meramente apodittici e prospettato come meramente eventuale, se non congetturale» e i magistrati hanno aggiunto che: «La linea argomentativa adottata dal Tribunale del Riesame viola il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite e il periculum in mora necessario per disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca deve, invece, pur sempre essere concreto ed attuale».

L'inchiesta ha vissuto di una serie di ribaltoni. Nel gennaio del 2021 una sezione del Tribunale del Riesame aveva dissequestrato tutto, i magistrati inquirenti avevano impugnato la decisione presentando un ricorso in Cassazione che aveva disposto l'invio degli atti ad un'altra sezione del Riesame che aveva disposto invece il sequestro sui conti correnti degli indagati. A seguire era stato presentato un nuovo ricorso in Cassazione e i giudici hanno annullato.

Intanto l'udienza preliminare che vede otto persone, tra imprenditori e professionisti, seduti sul banco degli imputati è fissata davanti al giudice Giorgia Castriota per il 25 ottobre. Saranno prese in esame anche le posizioni di chi ha scelto riti alternativi.
A vario titolo i reati contestati sono: turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, trasferimento fraudolento di valori.