Continuano a ospitare una ventina di disperati, tra i quali due famiglie di italiani e una decina di immigrati, la villetta di via della Darsena e le strutture adiacenti trasformate in mini alloggi, il complesso edilizio della famiglia Zanier finito al centro di un'inchiesta per abusivismo edilizio già diversi anni fa, dopo la strage del dicembre 2013 costata la vita a due degli inquilini, uccisi a colpi di pistola da uno dei proprietari in preda al raptus di follia iniziato con l'omicidio della madre in centro. Una nuova operazione della Polizia Locale ha permesso di scoprire che non solo le strutture non sono mai state demolite, come ordinato dal Comune nel 2019, ma continuavano a essere cedute in locazione: una vera e propria speculazione mascherata da un contratto d'affitto che è risultato falso.

Il nuovo approfondimento investigativo del Nucleo di Polizia Ambientale della Locale è scaturito da una serie di incongruenze sulla raccolta dei rifiuti. Gli agenti del Comune infatti hanno intensificato i controlli di questo genere per verificare la corrispondenza tra le effettive utenze, e il caso di via della Darsena è stato oggetto di accertamenti perché la mole di spazzatura raccolta era spropositata rispetto al numero di residenti noto all'ente municipale. Oltretutto gli agenti hanno facilmente riscontrato che l'insediamento abitativo era già finito al centro di un'indagine urbanistica nel 2014.

Intuito che le strutture venivano utilizzate ancora oggi, come allora, per speculare con le locazioni, la Polizia Locale ha effettuato sopralluoghi anche alle prime luci dell'alba per identificare tutti gli inquilini. È emerso un quadro peggiore del previsto, perché all'interno della casa e di alcune dependance ricavate all'interno di baracche e vecchi pollai, vivevano due famiglie di italiani, una delle quali con quattro figli minori, ma anche undici stranieri, tra algerini e tunisini, dei quali uno senza documenti d'identità e per questo affidato all'ufficio stranieri della Questura.

In sostanza i manufatti, tutti abusivi, erano stati suddivisi in alloggi che venivano ceduti singolarmente in locazione. La situazione di degrado e precarietà era pressoché la stessa emersa nel corso della precedente inchiesta, quella avviata dopo il duplice omicidio di un'inquilina romena e suo figlio, quando la stessa Polizia Locale, avvalendosi dell'ufficio tecnico comunale, aveva appurato la natura abusiva dell'intero complesso. A fronte di una sanatoria per un manufatto di modeste dimensioni, il lotto era stato utilizzato per realizzare, in difformità al titolo edilizio e quindi senza le necessarie autorizzazioni, una casa su due livelli con una pianta di 15,6 metri e per 7,5 con altezza di 6,3 metri circa, suddiviso in tre distinte unità rese indipendenti con i rispettivi servizi. A ridosso della struttura principale sono sorti poi altri tre manufatti di legno e muratura, ricavati in parte in quello che era un vecchio pollaio, dotati di bagno, camera e cucina proprio per essere utilizzati come abitazioni. Uno stato dei luoghi che aveva portato l'Antiabusivismo del Comune ad emettere l'ordinanza di demolizione, mai rispettata, nel febbraio di tre anni fa.

Con i nuovi riscontri è emerso che le strutture venivano cedute in locazione, in nero, con tariffe che variavano dalle 150 alle 200 euro a persona. E per conferire una parvenza di legalità, il padre dei proprietari, usufruttuario del complesso edilizio, aveva sottoscritto un falso contratto di locazione registrato all'Agenzia delle Entrate. Per questo l'uomo, latinense di 79 anni, è stato denunciato per falso in atto pubblico, uso di atto falso e abusivismo edilizio. Inoltre la situazione di precarietà in cui vivono quelle persone è stata sottoposta all'attenzione dei servizi sociali.