Sono passati sei giorni da quando Damiano Coletta in aula consiliare è stato proclamato sindaco dal presidente della commissione elettorale centrale Venditto. Un provvedimento in forza del voto ripetuto nelle 22 sezioni all'interno delle quali erano stati ravvisati errori al limite dell'illegalità, voto che ha conferito al primo cittadino tutti i poteri dell'ingresso in carica per governare l'ente in attesa di costituire la giunta e riunire il primo consiglio comunale. Eppure quello che proprio non ci si poteva aspettare è che il commissario Carmine Valente, che ha tenuto le redini dell'ente pro tempore per 60 giorni, sia ancora a Piazza del Popolo. Una circostanza inattesa e straordinaria dal momento che il sindaco assume tutti i poteri e le funzioni al momento della proclamazione e lo svolgimento delle elezioni si ritiene preclusivo dei poteri deliberativi del commissario sia sugli atti di competenza della giunta sia su quelli del consiglio. Allora che succede in Piazza del Popolo?

Evidentemente esiste una deroga per la quale la sua presenza è necessaria e funzionale alla deliberazione di atti senza il quale il Comune potrebbe ricavarne un danno. Lo ha chiarito il Ministero dell'Interno in pareri pregressi spiegando «che nel caso eccezionale di atti per la cui adozione la legge fissa termini improrogabili o dalla cui omissione derivino rilevanti danni all'ente locale, si può ipotizzare un intervento del commissario volto a garantire la persistente funzionalità nel periodo di transizione verso la nuova amministrazione». La ragione di questa transizione con il supporto di Valente potrebbe essere ricercata in una nota del servizio Finanziario e Partecipate molto delicata che ha provocato non pochi timori a Palazzo, arrivata a tutti i dirigenti, al segretario generale, al commissario e al collegio dei revisori il 7 settembre, tre giorni dopo le elezioni e un giorno prima della proclamazione del sindaco.

La nota è firmata dal dirigente Diego Vicaro e ha un oggetto che già la dice lunga sulla situazione finanziaria precaria emersa in questi mesi in Comune: ‘Impossibilità di assunzione di nuovi impegni di spesa corrente a valere sul 2022'. «Appare urgente rappresentare significative difficoltà in ordine all'equilibrio finanziario riguardo l'esercizio corrente – scrive il dirigente - la crisi energetica e l'instabilità dei mercati finanziari conseguente agli eventi bellici in corso, con il tasso di inflazione che sta aumentando considerevolmente, complicano un quadro già segnato dalla crisi post pandemia e aggiungono forti elementi di incertezza a scenari fluttuanti di difficile soluzione. In particolare il servizio finanziario segnala che il bilancio di previsione potrebbe attraversare in questa parte residuale dell'anno gravi difficoltà a perseguire gli equilibri di parte corrente in quanto si registrano maggiori spese per l'energia elettrica, gas carburanti, rincari delle materie prime e sostenibilità finanziaria delle clausole di revisione dei prezzi, aumenti retributivi del personale dipendente connessi ai rinnovi contrattuali, accantonamenti integrali al 100 per cento del fondo crediti di dubbia esigibilità, andamento dello stock di debito commerciale e dei tempi di pagamento».