A distanza di quasi vent'anni dai fatti contestati, scambi di cocaina ai fini di spaccio risalenti al 2003, dovrà essere celebrato di nuovo il processo in Corte d'Appello per Costantino Di Silvio e Massimo Salvini, latinense di 59 anni il primo, sessantenne di Cisterna il secondo. La Suprema Corte di Cassazione ha infatti accolto i ricorsi depositati dai rispettivi difensori, perché in secondo grado erano state confermate le condanne a loro carico, a quattro anni e due mesi Di Silvio, quattro anni e quattro mesi Salvini, pronunciate dal Tribunale di Latina nel dicembre del 2013 utilizzando le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, ma in assenza degli audio originali, vale a dire i nastri che all'epoca erano stati smarriti.

L'inchiesta dei Carabinieri di Latina aveva permesso di sgominare una rete di spacciatori che alimentava una fetta consistente del mercato degli stupefacenti tra Latina e Cisterna. Dopo tre anni di indagini, nell'ottobre del 2006 erano scattate le 14 misure cautelari nell'ambito dell'operazione denominata "Impero". Tra gli indagati figuravano personaggi di spicco della criminalità locale, come lo stesso Costantino Di Silvio detto zio Costanzo, che dopo aver dato l'apparenza di essersi defilato dagli affari illeciti, di recente è finito al centro dell'inchiesta "Scarface" con la quale è stata contestata l'aggravante del metodo mafioso al gruppo criminale riconducibile alla sua famiglia, la fazione dei Di Silvio capeggiata dal fratello Giuseppe detto Romolo.

Tornando alla vecchia operazione "Impero", i giudici della Cassazione hanno riconosciuto l'erronea valutazione della Corte d'Appello sull'utilizzo dei brogliacci delle intercettazioni in assenza degli audio originali, accogliendo la tesi dei giudici di primo grado che lo smarrimento era equiparabile al danneggiamento del nastro. Al contrario la Corte di Cassazione ritiene che le trascrizioni, che esse siano descrizioni sommarie o integrali delle conversazioni captate, costituiscono una rappresentazione grafica del contenuto delle prove, quindi non sono sufficienti. «Si rileva che, in ragione del carattere assolutamente eccezionale della situazione, che provoca la violazione del principio informatore dell'intero codice di rito, ossia la formazione della prova nel contraddittorio delle parti - scrivono gli "ermellini" nella sentenza depositata nei giorni scorsi - il contenuto dei brogliacci deve essere oggetto di valutazione improntata alla massima prudenza, e non può in alcun modo surrogare automaticamente la prova assunta nel contraddittorio delle parti. Il contenuto dei brogliacci deve trovare un minimo di riscontro nell'istruttoria dibattimentale costituita da prove legittimamente assunte nel contraddittorio».