A distanza di quattro giorni dalla notifica della decisione presa dalla Suprema Corte di Cassazione che ha confermato l'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari come disposto in precedenza dal Tribunale del Riesame, è tornato in libertà il brigadiere Fabien Williot, uno dei carabinieri tirati in ballo dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Zuppardo per una serie di presunti favori e cessioni di droga in cambio di soffiate quando il pentito era un informatore delle forze dell'ordine. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario che giusto ieri ha accolto l'istanza di revoca degli arresti domiciliari depositata dall'avvocato Alessandro Mariani, difensore del sottufficiale indagato, e già in precedenza aveva negato l'applicazione delle misure cautelari invocate dal sostituto procuratore Valentina Giammaria titolare dell'inchiesta.
Anche in questa occasione il gip ha sottolineato le perplessità oggettive riguardo all'attendibilità del collaboratore di giustizia. Prima di tutto il giudice ha ravvisato l'erronea interpretazione degli atti da parte del Tribunale del Riesame, che aveva accolto il ricorso presentato dalla Procura di Latina proprio in seguito alla sua decisione di non applicare le misure cautelari a carico dei carabinieri indagati per le rivelazioni di Zuppardo.