Udienza fiume ieri pomeriggio in Corte d'Assise a Latina per l'omicidio di Jagsheer Sumal, il giovane bracciante agricolo di origine indiana, ucciso a Borgo Montello a fine ottobre del 2021 al termine di una spedizione punitiva.
In aula hanno deposto diversi testimoni che hanno ricostruito quello che è avvenuto in quei minuti concitati quando un gruppo di connazionali della vittima ha fatto irruzione in via Monfalcone dove era in corso una festa ed è scattato un feroce pestaggio. «Sono stato preso a bastonate, sono svenuto ma non li ho visti in volto, vedevo soltanto le gambe», è uno dei frammenti della testimonianza di un indiano.
E poi un altro testimone, anche lui indiano, ha puntualizzato che ha sentito esplodere almeno quattro colpi di pistola in aria. «A un certo punto sono stato colpito da una bastonata al braccio ma non ho visto chi mi ha colpito. Sono rimasto a terra. Non conoscevo nessuno a quella festa, mi aveva portato mio cugino che conosceva la vittima - ha aggiunto un altro testimone - ma ricordo che a un certo punto sono iniziate ad arrivare le macchine lungo il vialetto».
In aula è andata avanti la ricostruzione dei testimoni dell'accusa tutti di origine indiana che hanno ripercorso le fasi di quella terribile notte, la festa nel giro di pochissimo tempo si è trasformata in tragedia. Agli atti dell'inchiesta era finita una frase significativa sulle modalità di azione del gruppo. «Ammazziamoli tutti», aveva detto una persona presente sulla scena del crimine, sostenendo di aver sentito queste parole pronunciate da uno dei componenti del commando. Ieri ha cambiato, ha detto che aveva sentito dire. «Meniamoli tutti», una frase contestata.
Il processo si sta svolgendo davanti alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Francesco Valentini, al giudice Elena Nadile, alla giuria popolare e al pubblico ministero Marco Giancristofaro. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Angelo Palmieri, Amleto Coronella, Alessandro Righi, Emanuele Vari, Alessandro Farau. Gli eredi della vittima e due parti offese sono assistiti dall'avvocato Simone Rinaldi. Il processo riprende il prossimo 25 novembre quando sarà il turno del medico legale Gian Luca Marella che ha eseguito l'autopsia sul corpo della vittima.
Intanto sempre nell'ambito della stessa inchiesta è fissata per i prossimi giorni l'audizione del testimone chiave dell'omicidio, è stato il pm Marco Giancrtistofaro a chiedere l'audizione nell'ambito del procedimento che vede imputato invece un latitante anche lui indiano, arrestato poche settimane fa all'Aeroporto di Milano Malpensa mentre rientrava in Italia. Deve rispondere anche lui come tutti gli altri dell'accusa di omicidio volontario e lesioni gravi. Secondo la Procura il testimone potrebbe subire dei condizionamenti o delle minacce. Il brutale omicidio di Jaghseer Singh aveva suscitato profondo cordoglio nella comunità indiana. Erano stati gli agenti della Squadra Mobile a ricostruire i fatti contestati e a risalire ai presunti responsabili del delitto che aveva sconvolto la comunità indiana. Nell'inchiesta sono finite intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno consentito di avere riscontri per risalire al commando entrato in azione. Il ruolo di leader nella gang indiana che aveva fatto irruzione quella sera a Borgo Montello, è ricoperto da Jiwan Singh, indiano, ritenuto - secondo le indagini - il personaggio all'interno del gruppo più carismatico e che la sera in cui è avvenuto l'omicidio ha dato gli ordini ai suoi connazionali. Tra gli imputati oltre a Jiwan Singh ci sono Singh Devender, 40 anni, Singh Ranjit, 41 anni, Sohal Gurvinder Singh, 32 anni, Singh Harmandeep 36 anni e Surjit Singh, 36 anni. Il movente è da ricercare nella scelta della vittima di lasciare la gang indiana.